Il Genio Toscanini.

Pubblicato su L'Idea Magazine N.29, Vol. II, 2007, NY

Riverdale, NY

Nei quindici anni vissuti a Riverdale, ridente quartiere del Bronx che si specchia nelle acque del fiume Hudson, avevo l’abitudine di passeggiare all’interno del parco che prende il nome della villa principale che vi è inclusa, Wave Hill (collina ondulata), una magnifica costruzione che ha ospitato il maestro Arturo Toscanini dal 1942 al 1945. Questo fatto mi aveva sempre fatto sentire ancor più a mio agio nell’ambito del parco, essendo sempre stato un ammiratore di questo artista. Il gran maestro aveva vissuto proprio qui. Chissà quanti vengono dall’Italia a New York e non conoscono questo parco, oppure non visitano la New York Public Library, che ospita una vasta collezione di foto, spartiti, lettere e documenti appartenenti al noto musicista. Questo materiale è stato organizzato dalla NYPL in una mostra a titolo Arturo Toscanini: Omaggio all’Artista. In seno a quest’esposizione, che sarà aperta al pubblico il 21 febbraio e chiuderà il 25 maggio prossimo, si potrà inoltre ascoltare brani inediti appartenenti all’archivio personale della famiglia Toscanini. Questa collezione faceva originariamente parte del Progetto Riverdale, iniziato dal figlio Walter sia con lo scopo di ottenere la conservazione della documentazione sul padre sia per offrire all’anziano maestro l’opportunità di ascoltare i propri concerti e registrazioni tramite un sistema audio professionale in un ambiente d’ascolto comodo e personalizzato, la famosa Villa Pauline, che fu venduta nel 1969 dal figlio e susseguentemente demolita nel 1981, contro il volere di una ragguardevole percentuale della popolazione nuovayorchese. Dopo la morte di Walter, l’archivio che nacque da questo progetto fu tenuto in deposito per quindici anni, per poi essere donato alla New York Public Library nel 1986. Altro materiale supplementare raccolto dalla famiglia fu acquisito dalla stessa istituzione nel 1991.

 

La storia

Qual è la ragione per cui quest’uomo, pur sempre che sia stato un famoso direttore d’orchestra, suscita ancor oggi tanta attenzione? Perché Arturo Toscanini fu e rimane fuori dell’orbita della normalità, avendo conseguito traguardi inimmaginabili. Vediamo un po’ quindi la ragione di tanto interesse. Nato a Parma il 25 marzo 1867, Toscanini si rivelò fin da piccolo d’eccezionali qualità e fu ammesso al conservatorio all’età di nove anni. Il giovane fu immediatamente soprannominato dai propri compagni di scuola “il genio” per la sua prodigiosa memoria e “la forbice” per il suo forte senso critico. Diplomato dal conservatorio con lode, seguì come violoncellista l’orchestra del maestro Bianchi per una tournee nell’America Meridionale. A Rio De Janeiro, dopo che il maestro che rimpiazzava Bianchi aveva incontrato lo sfavore del pubblico, i concertisti suggerirono di far dirigere l’opera da Toscanini, dato che era l’unico che la conoscesse a memoria. A soli 19 anni, quindi, gli fu offerta l’occasione di diventare direttore e lui la colse al volo, facendosi apprezzare subito per la sua professionalità. Le storie dei suoi exploit sono molte, quasi leggendarie, ma tutte storicamente provate. Bisogna ricordarsi che non c’è lavoro d’alcun altro direttore d’orchestra di questo periodo documentato così copiosamente. Nomi che infondono rispetto, quali Verdi, Puccini, Debussy, furono amici di Toscanini e lo richiedevano per le loro rappresentazioni. Toscanini condusse tra l’altro la prima mondiale delle opere I Pagliacci, La Boheme, La Fanciulla del West e Turandot. Per capire quanto i grandi compositori del tempo lo tenessero in considerazione, vi presento un piccolo aneddoto. Prima di una performance di Quattro Pezzi Sacri, Toscanini chiamò Giuseppe Verdi, l’autore della musica, e gli disse che in un passaggio del Te Deum ci sarebbe voluto un cambiamento di tempo. Quando Verdi udì la versione di Toscanini s’entusiasmò ed affermò che era proprio quello che aveva in mente. Toscanini allora, rispettosamente gli chiese come mai non l’avesse scritto così e Verdi replicò che aveva “paura che fosse troppo esagerato”. Il nostro conterraneo apparve tre volte sulla copertina della nota rivista Time, un avvenimento inconcepibile per un direttore d’orchestra, e certamente mai ripetuto da alcun altro italiano. Nell’anno 1936, in piena Depressione Mondiale, la New York Philarmonic lo pagò la favolosa cifra di 80.000 dollari, somma mai neppure sognata per un direttore d’orchestra. Oltre a ciò, il 29 aprile 1936, in occasione di quello che la gente credeva fosse il concerto d’addio del maestro, la polizia a cavallo dovette intervenire per controllare la folla che si era formata attorno al teatro Carnegie Hall, a New York City, per comprare gli ultimi biglietti rimasti. Nel 1948 un concerto di beneficenza diretto dal maestro ottenne il tutto esaurito, nonostante i biglietti costassero l’esorbitante somma minima di cinque dollari e massima di venticinque, conseguendo un introito creduto fino allora irrealizzabile. Il periodo della seconda direzione Toscanini della Scala di Milano (1920-1927) fu fruttuoso, ridando al famoso teatro meneghino il prestigio che si era meritato in passato. Egli trasformò La Scala in una società senza scopo di lucro, liberandola dall’influenza degli azionisti. Completò inoltre il rinnovamento delle attività teatrali che aveva iniziato nel periodo 1899-1903, dal quale aveva dato le dimissioni piuttosto che subire l’oltraggio delle encore, usanza che lui oltremodo condannava. Ottenne un ragguardevole miglioramento dell’illuminazione del palco, impose il buio in sala durante lo spettacolo e la creazione della fossa per l’orchestra, offrendo una visualità facilitata dello spettacolo operistico e senza alcuna distrazione. Oltre a ciò, Toscanini rimosse i balletti che erano usualmente presentati alla fine dell’opera ed abolì il sistema nepotistico di scelta dei protagonisti, instaurando un processo basato sulle capacità degli applicanti. Fu proprio il nostro caro Arturo che non permise più le interruzioni portate dal pubblico durante lo spettacolo, eliminando il cibo in sala, le carte da gioco ed altre amenità che facevano apparire il teatro come un saloon del Far West. Diresse la Metropolitan Opera di New York (1908-1915), la New York Philharmonic Orchestra (1926-1936), il Festival di Salisburgo (1934-1937), e fu il primo direttore non tedesco presso il Festival di Bayreuth (1930-1931). La NBC Symphony Orchestra fu creata esclusivamente per Toscanini, che la diresse per ben 17 anni, producendo numerose incisioni per la casa discografica RCA. Innumerevoli sono le affermazioni di questo ‘piccolo’ gigante (era alto solo un metro e sessantadue) della musica classica, ma non sono solo queste la ragione della sua popolarità.

 

Il musicista inflessibile

Quello che lo distingue da molti altri musicisti a lui contemporanei è che Toscanini era sempre alla ricerca dell’onestà musicale. Jacques Barzun affermò: “La devozione di Toscanini era per la musica prima di tutto, e tutto il resto era in secondo piano, anche se stesso, l’autorità, l’amore per le donne, e tutto quello che arricchiva la sua individualità”. Toscanini cercava di “avvicinarsi il più possibile nell’esprimere le idee del compositore. Non mostrava alcuna modestia, ma era umile, quando affrontava le partiture. Ricercava i più minuti dettagli, istruendo e convincendo i musicisti a notarli e ricordarsene. Il suo ruolo era di ricomporli in un’unità coerente; quella del compositore, non la propria…” Un noto critico del New York Herald tribune lo definì “Il più grande interprete musicale che sia mai vissuto”. Bernard Shore, noto suonatore di viola ed elemento della sua orchestra, affermò “Com’è raro l’artista di cui possiamo affermare: “È supremo”. Toscanini è l’unico maestro che ottiene l’approvazione d’ogni componente dell’orchestra”. Questo malgrado egli richiedesse dai propri orchestrali una professionalità che nessun altro direttore d’orchestra aveva mai richiesto. Per Toscanini, un errore da parte di un esecutore era imperdonabile. Una volta lo sentirono proferire ad uno strumentista che Dio gli aveva detto come dovesse essere la musica, ma che la sua interpretazione era un ostacolo. In un’altra occasione, Toscanini, riascoltando un’incisione di un Otello da lui diretto, ad un certo punto si alzò in piedi e gridò: “Ecco, proprio a questo punto sono stato tradito”, come se un’imprecisione fosse sta per lui un bacio di Giuda. Samuel Antek, altro rinomato musicista disse di lui: “Suonare con Toscanini è una rinascita musicale. La chiarezza, intensità ed onestà della sua visione musicale, assieme al tormento personale, sono come la depurazione del bagno battesimale. Rapita dalla sua forza, la tua indifferenza è sciacquata via. Non sei più solo un musicista, ma sei ritornato ad essere un artista, alla ricerca d’ideali e verità ormai scordate”.

 

Le critiche

I noti critici musicali Adorno e Thomson lo biasimarono di avere imbalsamato il repertorio musicale classico e, grazie ad il suo enorme successo, creato un modello economico per il marketing di massa e la commercializzazione della musica classica, causando un precipitoso declino nella cultura classica americana. Toscanini divenne il simbolo e la radice di tutti i mutamenti che avvennero nel campo musicale, così come Picasso fu colpevolizzato, innocentemente, di aver causato l’abbandono di certi canoni nel campo dell’arte visiva. Quello che c’è di vero nella loro valutazione, è che la sua influenza ancor oggi plasma la nostra percezione della musica classica. Toscanini fu accusato di essere un interprete letterale della partitura e che le sue interpretazioni fossero uniformi, quasi meccanizzate, quando in realtà si può solo accusarlo di aver curato esclusivamente l’interpretazione dell’aspetto musicale del pezzo, senza interessarsi eccessivamente delle sue implicazioni storiche o filosofiche. A confutare questa teoria dell’uniformità ci sono del resto molteplici incisioni dello stesso brano fatte in anni diversi che hanno una durata di tempo a volte anche considerevole, dimostrando un adattamento mirato a creare un’opera unica, irripetibile ed artistica, anche se consona alle intenzioni del compositore. Le critiche, d’altronde, non erano molto ben accette dal maestro. Quando, a Parma, nel 1912, durante un’esecuzione de La forza del destino, uno spettatore esclamò: “Maestro, i violini sono scordati”.  Toscanini si promise di non ritornare più nella propria città natale come direttore d’orchestra.

 

L’asse Toscanini-Mussolini-Hitler

Nel 1919 si presentò come candidato alla camera nella lista del partito Socialista assieme a Mussolini. Ambedue persero l’elezione. Nel giorno che Mussolini decise di fare la marcia su Roma, Toscanini lo denunciò violentemente e pubblicamente. Fu quella la fine di un’ottima relazione e l’inizio di un rapporto tumultuoso tra il musicista ed il dittatore, durante il quale Toscanini definì Mussolini “il gran delinquente”. All’inizio di un concerto, rifiutandosi di condurre l’inno fascista Giovinezza, che egli del resto non considerava musica, Toscanini fu attaccato e malmenato dalle camicie nere. Mussolini, ciononostante si rifiutò di condannare ufficialmente il maestro. In una lettera al figlio, Toscanini affermò che si era sempre rifiutato di piegarsi al dispotismo dei dittatori e che, quando si era reso conto che sarebbe stato impossibile offrirgli un’istruzione adeguata, in una nazione che lo avrebbe reso schiavo e privato dei diritti che sono la vera ricchezza di un uomo libero, aveva preso la decisione d’emigrare in una nazione, gli Stati Uniti, la cui Dichiarazione d’Indipendenza stipula che tutti gli uomini sono creati uguali. L’opposizione al nazismo spinse Toscanini ad abbandonare la Germania nel 1933 e l’Austria nel 1938. Nell’occasione del primo espatrio, egli inviò un telegramma di protesta a Hitler, il cui esito fu la proibizione della vendita di dischi del maestro nei territori del Reich. Secondo un articolo apparso sulla rivista Time nel lontano 1948, il giorno dell’invasione dell’Austria da parte delle truppe naziste, Toscanini cercò di portare a termine le prove, ma dopo un minuto abbandonò il podio speditamente. Arrivato nel suo camerino, quasi lo distrusse in un momento di furore, frantumando un tavolo e riversando al suolo tutti gli spartiti. Dopo di ciò si sedette e si mise a piangere.

 

L’uomo passionale

Dalla sua corrispondenza si può indurre che il suo matrimonio sia stato quasi senza rapporti intimi. Non si conosce se il raffreddamento tra i coniugi sia un fatto antecedente alle sue famose scappatelle, come lui vuole far credere nella sua corrispondenza ad alcune spasimanti, oppure il risultato di queste indiscrezioni amorose che la moglie Carla, che aveva intercettato varie volte la sua corrispondenza, considerava un’umiliazione personale. In una lettera ad un’amica egli sostiene di essere stato un marito buono ed onesto, anche se infedele, e che la moglie Carla non lo aveva mai capito, né cercato di migliorare, pur essendo stata una moglie buona, onesta e fedele. “In una vita vissuta assieme, non è tutto” conclude la sua confessione. In altre lettere egli ammette di aver commesso un errore nella propria scelta di moglie e considera che la colpa sia stata tutta sua. Il maestro parmense era sessualmente vorace, come comprovato dal contenuto delle lettere passionali inviate a Ada Mainardi, moglie di un celebre strumentista, che lui corteggiò tenacemente e con la quale ebbe un lungo rapporto amoroso, quando già lui aveva settant’anni e lei solo la metà e da quelle erotiche inviate ad Elsa Kurzbauer, moglie di un compositore e pianista che poi la divorziò, quando scoprì la loro tresca. Elsa divenne in seguito amica intima della moglie di Toscanini. La musica ed il sesso erano il leit motif delle sue lettere. “ La musica ha lo stesso effetto su di me che tu hai”, scrisse ad un’amante. Ad un’altra sostenne che “quello che tu mi hai dato proviene da un’altra sfera. È come la musica”. Le amanti conosciute di Toscanini furono molte. Tra loro fanno spicco Rosina Storchio, che ebbe da lui un figlio che morì a sedici anni e Geraldine Farrar, nota per il suo ultimatum di lasciare la moglie che lo costrinse ad affrettare la partenza da New York nel 1915.

 

Toscanini: uomo o leggenda

Toscanini dirigeva a memoria, senza leggere alcuna partitura. Questo perché, oltre ad avere una memoria prodigiosa, il popolare direttore d’orchestra era afflitto da una forte miopia che non gli avrebbe permesso di leggere uno spartito posto sul leggio senza avvicinarsi di molto, impedendogli quindi l’uso di tale sistema. Toscanini detestava incidere dischi. A dispetto di ciò, in contrasto con la maggior parte delle registrazioni di quei tempi, i suoi dischi sono ancora validi musicalmente al presente come lo erano allora, e non necessitano alcuna compensazione nella riproduzione a causa di deficienze musicali o tecniche. Sebbene fosse considerato da molti un egocentrico, in una lettera scritta ad un’amante nel 1938, Toscanini rivelò: “Non so perché, ma stamattina mi sono guardato allo specchio, dopo non so quanti mesi, e mi sono visto vecchio, brutto e malandato”. Questa sua apparente depressione, che poteva raggiungere a volte livelli teatrali nella maniera d’esprimersi, era dovuta, a suo dire, a caratteristiche genetiche, ereditate dalla madre, e a sua volta passate alla figlia Wanda. Leggendo le sue lettere, Harvey Sachs dichiarò che ebbe la sensazione che Toscanini interpretasse la parte del “Gran Maestro” e che la vita fosse per lui come un’opera di Puccini, nella quale egli aveva assorbito un po’ delle caratteristiche di Cavaradossi ed un po’ di quelle di Mimì. Il nostro conterraneo s’immaginava d’essere, secondo Sachs, “un amante passionale, l’ultimo degli uomini buoni, un martire in continua sofferenza, un uomo senza compromessi. Wagner era un genio, Furtwängler un pagliaccio, mentre Stokowski era definito un gangster ed un ciarlatano”. Dopo che Richard Strauss gli aveva richiesto di dirigere la prima della sua opera Salomè, per poi cambiare idea ed affidarla ad un altro direttore d’orchestra, Toscanini andò a Vienna per esprimere la propria irritazione. Nell’incontrarlo, il maestro affermò che alla presenza del compositore toglieva tanto di cappello, ma doveva rimettersene almeno una dozzina alla presenza dell’uomo. Quantunque dimostrasse di non avere pietà alcuna per chi avesse considerato falso, codardo od opportunista e di avere un astio profondo per i musicisti che egli non rispettava, licenziandoli in tronco, quando lo richiedesse opportuno, Toscanini dimostrò invece una generosità eccezionale, lasciando nel proprio testamento un lascito destinato a qualsiasi concertista o cantante della Scala che avesse problemi finanziari. Egli diede disposizione alla moglie di sopperire a qualsiasi richiesta senza pretendere, da parte del beneficato, alcuna spiegazione o rimborso.  Oltre a ciò, nel 1936 egli volò a sue spese in Palestina e condusse il concerto inaugurale di un’orchestra formata da profughi ebrei dell’Europa centrale, rimanendo poi, senza alcun compenso, per una serie di concerti. Questa orchestra divenne poi la Israel Philarmonic Orchestra. Toscanini evitava gli onori, gli applausi, ed in particolare i fiori, dichiarando che fossero adatti ad una prima donna o ad un cadavere, e che non si sentiva di rassomigliare a nessuno dei due. Negli ultimi tre anni di vita, ormai a riposo, non voleva che lo chiamassero maestro, asserendo di non esserlo più. Dormiva solo tre o quattro ore per notte, non subì mai un’operazione né fu mai gravemente malato, eccezion fatta per una paresi che lo colpì, mentre pedalava in bicicletta, alla tenera età di 84 anni. Una volta si presentò con la febbre alta ad un concerto e quando i presenti gli chiesero se non fosse più opportuno cancellare l’evento, il maestro spiegò che a volte anche lui doveva recitare la parte di Toscanini. Molto rivelatori sono i commenti personali che il maestro espone nella propria corrispondenza: “Non sono religioso, ma credo”. “Non puoi immaginare la mia gioia nell’avere scoperto che imparo qualcosa tutti i giorni”. “Sono un vecchio. Perchè Dio mi ha afflitto con il sangue di un diciassettenne?” “Ho un brutto carattere, che mi fa soffrire e che fa soffrire gli altri”.

 

Ultimo atto

Negli ultimi anni, i critici lo accusarono di mancare d’emozione nelle proprie interpretazioni musicali. Potrebbe anche esserci del vero in quest’affermazione, data l’avanzata età del maestro e la mancanza di stimoli di rinnovamento causati dalla protratta carriera (ben 68 anni sul podio!). Bisogna però tener conto di un altro fattore che influenzò le sue decisioni, Toscanini non voleva andare in pensione anche perché era a conoscenza che la sua orchestra sarebbe stata sciolta dopo le sue dimissioni, come del resto avvenne, ed i suoi orchestrali avrebbero dovuto trovare un’altra sistemazione. La vita però gli giocò un tiro mancino proprio in occasione del suo ultimo concerto, presso il teatro Carnegie Hall, il quattro aprile 1954. Toscanini, rinomato e rispettato per la sua straordinaria memoria, perse la concentrazione, per la prima volta nella sua prolungata carriera musicale, e smise di battere il tempo. Vi furono ben 14 secondi di silenzio, dopo i quali egli riprese la direzione del brano di Tannhauser, Overture e Baccanali. Fu la fine di un’era.

Arturo Toscanini è sepolto nella cappella di famiglia presso il Cimitero Monumentale di Milano.


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