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Mille Anni Per Cambiare l'Umanita`.
Pubblicato su L'IDEA N.75, 1999, NY
Cosa
diranno gli storici del 3000 sull'anno che stiamo per vivere? Cosa rimarrà
di strutturalmente valido ed integro dei nostri tempi? Saremo giudicati
per la nostra apparente efficienza economico-sociale (che nasconde in
realtà una profonda inefficienza, specialmente nell'uso dell'energia e
nel riutilizzo delle materie prime) o per la nostra evoluzione culturale?
Quali saranno i personaggi d'oggi che rimarranno negli annali della storia?
Sono
tutte domande che probabilmente molti uomini colti del passato si sono
poste a loro volta, anche se in altra forma. Nella speranza che qualcosa
della loro opera rimanesse nel tempo, quasi tutti gli uomini dediti ad
un'arte o alla scienza, nel corso della nostra storia, si sono dedicati ad
esse con tutto il cuore. Ma cosa rimane in verità del loro passaggio? Non
molto.
Bisogna
aggiungere anche che la vertiginosa fase evolutiva dell’odierna società
preclude sempre di più la sopravvivenza degli oggetti, siano essi
artistici, letterari o scientifici, nel nostro apparato mnemonico. La
società continua a sfornare nuovi prodotti, nuovi idoli, nuove versioni
storiche, nuove scoperte, senza lasciarci neanche il tempo materiale di
poterne ritenere la memoria. Quando questo succede, ci pare quasi una
stranezza. Siamo cresciuti ascoltando la musica dei dischi vinilici, che,
posti su un piatto rotatorio (che girava a 78, 45, 33 o 16 giri), venivano
graffiati da una puntina che portava il suono estratto ad un amplificatore.
È un concetto semplice e non molto lontano, ma se ne parlate a molti dei
nostri giovani, non comprendono a cosa ti riferisci. Dischi? 45 giri?
Giradischi? Tutto è svanito nell’enorme buco nero del progresso. Thomas
Edison (ma chi è?) ne rimarrebbe traumatizzato.
Dobbiamo
pensare quindi che ben poco rimarrà di noi contemporanei nell'anno 3000?
Difficile a dirlo. Ma se non possiamo che cercare d'indovinare il futuro,
certamente dovremmo riesaminare la nostra visione del passato e rivalutare
la cosiddetta primitività dei nostri antenati. Ad esempio, possiamo
affermare che il mondo dell'anno 1000 non era né il periodo buio che ci
hanno sempre fatto credere nella nostra istruzione elementare, media e
liceale, né un periodo particolarmente negativo per l'inventiva umana.
Fu
proprio in quel periodo che venne inventato il collare rigido per cavalli,
che permetteva di trainare l'aratro e quindi di semplificare il lavoro.
L'unico problema fu che, all'inizio, quest’aggeggio costava troppo per
essere acquistato dai contadini (ricordate i primi computer ed il loro
prezzo esorbitante?), quindi ci volle più di un secolo prima che tale
strumento avesse un'influenza positiva sull'agricoltura. --Bene,--
dirà il lettore-- ma allora era veramente
un periodo buio--.
Esaminate
i fatti e poi potrete tirare le vostre conclusioni.
Il papa
dell'anno 1000, Silvestro II, era un uomo geniale, con profondi interessi
nell'astronomia e nella geometria. Conosceva l'uso dell'astrolabio e
dell'abaco ed era riuscito ad usare la propria influenza politica in modo
positivo sia per la Chiesa sia per il popolo d'Europa. --Chiaramente
aveva fatto un patto con il diavolo-- dicevano i contemporanei
italiani (del resto aveva anche la colpa
di essere il primo francese ad assumere tale posizione).
Fin da
quei tempi si fumava (certamente solo in America, giacché gli europei non
l'avevano ancora scoperta) e lo
provano i resti di anfore Maya con disegni raffiguranti uomini che fumano
tabacco. Consolatevi, però, poiché in Inghilterra si usava mangiare del
pane raffermo di segale, sul quale cresceva un fungo produttore di acido
lisergico (LSD), onde arrivare allo stordimento.
Già
prima dell’anno 1000 esistevano dozzine d'ospedali, uno dei quali
adibito esclusivamente alla cura dei pazienti con problemi psichici, nelle
città islamiche; nel medio oriente c'erano inoltre cliniche amblanti su
cammello. Nel mondo occidentale invece (eravamo un tantino più indietro a
quei tempi dei nostri contemporanei musulmani) i malati di mente venivano
lasciati a se stessi, liberi di girovagare ed anche di far del male. In
compenso i nostri preti tentavano di esorcizzare la pazzia, considerandola
un'invasione del diavolo, gettando così, forse, le basi per l'odierna
psicanalisi.
I
cigni ed il latte d'asina erano considerate ghiottonerie ed il pane (più
di un chilo al giorno a testa) veniva consumato senza la crosta. La frutta
era sconsigliata per i lattanti, gli anziani ed i malati. Quando v'era
carestia, la gente del popolo si adattava a mangiare i prodotti naturali
del bosco, quali le bacche, le radici e le piante selvatiche, ma negli
anni migliori si abbuffavano seguendo un regime dietetico che s'aggirava
sulle 6000 calorie al giorno! Cosa si mangiava ? Non certo le orecchiette
con i broccoli di rapa o gli spaghetti con la pummarola
'n coppa, dato che spinaci, broccoli, broccoli di rapa e pasta vennero
importati dall'oriente due secoli più tardi, mentre pomodori, patate e
granoturco arrivarono solo dopo le gite
nel nuovo mondo dei
nostri esploratori (cioè dopo il 1492). Il pollo e la carne di manzo
erano dei lussi, ma il maiale e la pecora erano alla portata anche dei
poveri. Carote, porri e cipolle si trovavano in abbondanza e venivano
cucinate in molteplici maniere. Il miele era l'unico dolcificante in
esistenza, mentre il vino ed il formaggio erano parti essenziali della
loro dieta.
I nostri
contemporanei orientali godevano invece di una più abbondante varietà di
cibi e vi erano in esistenza anche molti ristoranti, nei grandi centri
urbani, che cucinavano cibi di altri gruppi etnici (anche in questo noi
occidentali eravamo un po' handicappati al confronto dei nostri vicini).
In compenso le epidemie causate da cibo contaminato da funghi erano, nei
tempi di carestia, di una dimensione inimmaginabile. A riguardo delle
buone maniere, i bizantini usavano la forchetta per mangiare, ma in Italia
questa arrivò solo nel 1070 e, fino ad allora, il coltello rimase l'unico
attrezzo usato per mangiare cibi solidi (l'ospite se lo portava con sé al
banchetto).
Mentre i
nostri monaci copiavano pazientemente i manoscritti, in Cina i libri
venivano stampati e distribuiti ad un vasto pubblico di lettori (rieccoci
con il complesso d’inferiorità per noi occidentali). Il primo romanzo
psicologico, La Storia di Genji,
venne pubblicato in Giappone proprio in quegli anni!
I
ragazzi di buona famiglia, arrivati ai sette anni dovevano scegliere la
loro carriera. Se non erano gli eredi del titolo nobiliare, il cavaliere o
l’ecclesiastico erano le alternative rimaste. In compenso la maggioranza
dei religiosi erano sposati . Le giovani si sposavano verso i dodici o
tredici anni. Qualora il matrimonio non avvenisse prima di una certa età,
le possibilità erano poche. Molte diventavano suore o si davano alla
filatura. Da qui il termine inglese spinster,
cioè filatrice, per definire una zitella.
La
Chiesa era ossessionata dal sesso e da ciò che può ritenersi naturale in un rapporto fisico. L’amplesso doveva avvenire nel
matrimonio solo per riprodurre e solo nella posizione missionaria. Le regole
per i rapporti sessuali erano a ogni buon conto ben definite nei penitenziali,
i libri usati dai confessori.
Il vescovo tedesco Burchard pubblicò un testo nel 1012, il Decretum, che conteneva ben 194 trasgressioni sessuali in dettagli
espliciti, facendo di questo volume, involontariamente, un libro di
referenza per chi cercasse delle posizioni copulative inusitate.
Un
decimo della popolazione europea era in condizione di schiavitù (in
questo gli orientali non stavano meglio di noi, avendo anche loro intere
popolazioni in tale stato). Interessante che il vocabolo schiavo trovi le
sue radici etimologiche in slavo,
cioè abitante della Slavonia (l’odierna Dalmazia). L’imperatore
Ottone il Grande aveva difatti posto tale popolazione in asservimento ed i
suoi discendenti mantennero lo status
quo, rendendo slavo (slavus,
in seguito modificato in sclavus)
omonimo di servo.
Anche la
fama apocalittica del periodo
sembra che non abbia fonti storiche verificabili. La gente del tempo era
in fin dei conti preoccupata troppo di tirare
la lima nei tempi buoni, per bilanciare quelli di carestia,
per potersi permettere queste divagazioni e preoccupazioni. Molti
degli abitanti del tempo non seguivano neanche un calendario ufficiale!
Come essere consapevole quindi che nell’anno 1000 il mondo doveva essere
distrutto? Alcuni proseliti di questa nefasta teoria che aveva legato la
fine del mondo ad un anno specifico, in questo caso il 1000, c’erano, ma
non ebbero molta influenza sull’andamento della società del tempo. Come
del resto gli apocalittici
odierni lasciano il tempo che trovano, non rendendosi conto che vi sono
chiare indicazioni nella Bibbia sull’impossibilità per gli esseri umani
di determinare la data esatta dell’Apocalisse. Molte le eresie del
tempo, però, specialmente in Italia ed in Francia. Quella di
Costantinopoli del 1054 portò, come si sa, al grande scisma d’oriente
ed alla nascita della Chiesa Ortodossa.
Riepilogando,
l’anno 1000 ci presenta un’Europa carente in molti campi a confronto
con il Medio e l’Estremo Oriente. Ciononostante non vi è in essa una
società disastrata, bensì una collettività in cerca di un proprio
ordine sociale che troverà solo dopo molti secoli, portandola
all’avanguardia del mondo intero.
Nel
porre un giudizio su questo anno 1000, quindi, ricordatevi che gli uomini
essenzialmente non hanno subito questi enormi cambiamenti che ci vogliono
far credere (lasciando stare poi le nazioni odierne che sono ad uno stadio
inferiore, culturalmente e socialmente, dei nostri antenati).
L’esteriorità, le abitudini e le leggi cambiano, ma l’umanità
nasconde sempre in sé elementi positivi e negativi, uomini di genio ed
imbecilli, uomini essenzialmente incorruttibili ed uomini immorali: è
l’essenza della natura umana. Speriamo che i nostri discendenti siano
altrettanto magnanimi con noi.
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