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 Pubblicato su L'IDEA
N.71,
Autunno 1998, NY
Il libro di Philippe Defechereux, WATKINS GLEN 1948-1952 The Definitive Illustrated
History, è scritto interamente in inglese e tratta della nascita e dello sviluppo delle
corse su strada negli USA. Il lettore si potrà chiedere a questo punto la ragione che ha
spinto la nostra rivista, contro ogni apparente logica redazionale, a recensire tale
volume. A proposito della lingua, il libro non è sfortunatamente ancora reperibile in
italiano, anche se lautore è al momento in trattative con un editore in tal senso;
la validità dellargomento trattato però prevarica questa e qualsiasi altra
considerazione. La nascita della prima corsa su strada nel villaggio di Watkins Glen,
difatti, implica e coinvolge lapparizione di varie marche automobilistiche italiane
negli USA ed il loro ripetuto successo, sia nelle corse che nel cuore del pubblico
americano. Proprio qui nacquero le immagini elitarie della Ferrari e della Maserati. È in
questo piccolo villaggio della parte settentrionale dello stato di New York che le FIAT e
le Alfa Romeo si dimostrarono valide macchine da strada e le varie OSCA, Cisitalia, SIATA,
Nardi, Italmeccanica e Giaur ebbero lopportunità di lasciare tracce visibili della
loro breve e meteorica presenza nel mondo delle corse ed automobilistico in genere. Nel
lontano 1948 le corse su strada erano sconosciute allamericano comune, che associava
il vocabolo corsa con i classici circuiti ovali, nei quali sia
lindustria che le varie associazioni automobilistiche statunitensi riconoscevano
lessenza di tale competizione. La geniale creazione di Cameron Argetsinger della
prima corsa che ricalcasse lo stile europeo, sia nelle regole che nellimpostazione,
fu chiaramente controcorrente. Egli affrontò infatti il rischio, divenuto poi realtà, di
incorrere nelle ire dellassociazione Sport Cars Club of America, allora responsabile
delle corse negli USA. Il suo fu dunque un atto di coraggio che permise di porre le basi
per inserire anche gli USA nel circuito internazionale di Formula Uno. Non fu certamente
un progetto semplice né ebbe pochi intoppi. Mentre allinizio la SCCA lo appoggiò
completamente, linsistenza di Argetsinger nel cercare di modificare la corsa di
Watkins Glen, prima del suo tipo negli USA, aprendo le porte ai piloti professionisti e
rendendola una autentica corsa di Grand Prix incontrò la resistenza dei
vecchi soci del SCCA. Essi infatti volevano mantenere la corsa su strada uno sport
délite, accessibile solo a pochi, ricchi dilettanti. Inoltre, un incidente nella
corsa del 1952, che fece molti feriti e costò la vita ad un bambino italoamericano portò
temporaneamente lo scompiglio nel campo delle corse e quasi designò la fine di questo
tipo di attività. Nel 1953 le autorità locali negarono agli organizzatori il permesso di
utilizzare le strade di proprietà dello stato. Con questa decisione si voleva mettere i
promotori di tale corse, con lesclusione di Sebring, nata nel 1950 su un campo
daviazione della Florida, nellimpossibilità di continuare. Quello che avvenne
invece fu il classico miracolo, che oltretutto permise al sogno di Argetsinger di
avverarsi: le varie cittadine nelle quali questa tradizione europea era stata accettata e
resa parte integrante ed essenziale della loro vita si rimboccarono le maniche,
autotassandosi e costruendo in breve tempo piste con la stessa funzione e difficoltà dei
circuiti su strada. Si erano create di conseguenza tutte le premesse per rendere queste
corse dei Gran Premi accettabili dallassociazione internazionale (Federazione
Internazionale Automobilistica) ed inserirle ufficialmente nellelenco dei loro
circuiti. Queste corse su strada, delle quali Watkins Glen fu la prima, avevano
inizialmente usurpato il titolo di Grand Prix, che era stato usato la prima volta nel 1906
dai francesi ed implicava , come si può desumere dal nome stesso, un munifico premio in
denaro. Quando la F.I.A. si rese conto che la situazione non era controllabile ed ogni
nuova corsa su strada, pur non avendo né i requisiti né le autorizzazioni necessarie,
veniva denominata Grand Prix, corse al riparo. La F.I.A. definì queste corse di
Formula Uno, depositandone, nel 1950 allufficio internazionale dei
marchi, il nome e ritenendone conseguentemente il diritto duso. Solo nel 1961
Watkins Glen, che nel frattempo aveva ottenuto successo e riconoscimento da parte del
pubblico e dei piloti professionisti internazionali, a totale discapito del rapporto con
lo S.C.C.A., riuscì ad ottenere il titolo ufficiale di circuito di Formula Uno,
diventando il terzo Gran Premio Automobilistico statunitense ufficiale per la F.I.A. Una
storia esaltante, quindi, che grazie al limpido stile giornalistico di Defechereux prende
vita in questo mirabile volume, che è inoltre duna singolarità incredibile grazie
alle sue 220 illustrazioni, 150 delle quali mai pubblicate finora, molte delle quali a
colori. Se si tiene presente che in quegli anni i fotografi professionisti usavano il
bianco e nero, queste fotografie, frutto di una ricerca che ha preso una svolta fortuita,
sono una primizia da non perdere. Più di tutto ci ha impressionato la sostanziale
influenza italiana su questi eventi. Non solo le grandi e piccole marche automobilistiche
con i loro bolidi, ma anche i piloti ai quali i primi partecipanti di Watkins Glen
facevano riferimento e dei quali avevano immensa stima, i nostri Nuvolari, Ascari,
Villoresi, Chinetti, Bracco, Bonetto, Taruffi, Marzotto e tanti altri. Ma non erano
esclusivamente i nostri campioni loggetto di considerazione dei neofiti
nuovayorchesi. Nel cuore di questi novelli assi del volante cera anche e soprattutto
laspirazione di creare una corsa che potesse avere il prestigio di quelle italiane,
come le conosciutissime Mille Miglia, Targa Florio, Coppa DOro delle Dolomiti, Giro
di Sicilia o Circuito di Senigallia. Non si deve dimenticare inoltre quanto i nostri
carrozzieri e disegnatori abbiano ispirato ed a volte dominato il campo delle auto da
corsa in quegli anni. Nemmeno lautore se ne dimentica e vi sono molti riferimenti ai
nostri Figoni e Fallaschi, Vignale, Touring nonché litaloamericano Farago che
rendono questo libro ancor più interessante per un lettore italiano. Del resto le corse
automobilistiche sono oggi lo sport più seguito da noi italiani, dopo il calcio, ed un
volume che riesce a proporre un completo e stimolante scenario della nascita della Formula
Uno negli USA ed allo stesso tempo ci offre una lunga serie di informazioni sulla
provenienza delle varie marche italiane, sulle caratteristiche dei nostri piloti e sulla
qualità dei nostri designers non può che ricevere il nostro entusiastico
consenso.
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