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In occasione del sessantesimo anniversario della Fiera del Levante è stato pubblicato a
Bari un volume a titolo La Fiera del Levante Bari e la Puglia, edito da Giuseppe Stucci.
Il libro si presenta come un ibrido tra un testimoniale ed un catalogo di referenza, in
una piacevole edizione fuori misura. Nella prima sezione, intitolata Il Protagonismo degli
Enti Fondatori,vari uomini politici spiegano la funzione della Fiera in relazione ai vari
Enti che la fondarono ed alla regione circostante. Nella seconda parte, divisa anch'essa
in due sezioni,La Storia dal primo '900 ai giorni nostri e I primi due Presidenti, si
toccano gli eventi storici che caratterizzarono la nascita e lo sviluppo della Fiera del
Levante nell'ambito del sistema fieristico nazionale. La terza parte, Bari e la Fiera fra
storia e costume, copre gli aspetti storico-economici e di costume che definiscono la
validità e potenzialità di espansione di questa riconosciuta manifestazione commerciale.
Le fotografie, che illustrano le varie tappe della crescita della Fiera del Levante, della
città di Bari e della regione, sono tutte depoca e in bianco e nero. Gli articoli
sono di ottima qualità e tra essi spicca Se il barese non commercia muore, nel quale Lino
Patruno rivisita la nascita della Fiera come una naturale estrusione del carattere barese
(E dove poteva esserci la Fiera del Levante se non in una città che è tutta una grande
fiera anch'essa?). Interessante anche il saggio di Raffaele Nigro, Viaggiando nel paese
degli inventori. In esso l'autore definisce in modo inusuale la sua visione della Fiera:
è una festa della curiosità e della meraviglia, il viaggio di Alice nel mondo dei
sogni
l'imbocco di un labirinto dove una società affamata di oggetti cerca il filo
che la porti verso la felicità totale, il luogo dove lo spirito malato dell'uomo
contemporanero crede di trovare l'appagamento, la pacificazione interiore, il linimento
alle ferite esistenziali...una Disneyland casuale... Un ottimo volume, quindi, sia per il
contenuto che per la presentazione grafica, che però a volte pare frutto degli anni
sessanta a causa di un eccessivo ingrandimento di fotografie d'epoca che non riescono a
ritenere nitidezza in tale dimensione. Unica discutibile scelta, chiaramente dettata da
fattori economici, è stata quella di creare uno pseudo Osservatorio Economico, che è in
realtà solo una sezione pubblicitaria. Che tale sezione, peraltro a colori e in alcuni
casi anche interessante, sia mirata a coprire le indiscutibili, ingenti spese di stampa,
lo si può anche capire, ma certamente non giustificare quando si osserva che il costo al
pubblico del volume è di Lire 120.000 (circa 73 dollari al cambio odierno).
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