Il suo linguaggio è fluido, ma scomodo o addirittura ostico a chi
non ha dimestichezza con lerotismo in poesia. Mi perdoni lautore se traggo un
parallelo estetico alle opere di Bruegel, che nella loro immediatezza possono disturbare
losservatore. Non tutti i lettori, difatti, potranno apprezzare la spontaneità
espressiva di Alfredo de Palchi anche se avvezzi alleros poetico.
Il suo espressionismo lirico è di unintensità per cui il lettore viene travolto
dalle parole in un turbinio di sensazioni che perlomeno gli confondono i sensi e
certamente possono deludere od irritare chi è alla ricerca di romanticheria.
Quello che non si trova però è la volgarità gratuita, lerotismo che rasenta la
pornografia o quello mirato a provocare eccitamenti nel lettore. Se provocazioni vi sono,
e questo è indiscutibile, queste fioriscono nella inevitabilità dello sfogo artistico di
questo grande maestro della penna che ha scelto di esprimere le proprie sensazioni, i
propri desideri e dubbi così come gli si sono presentati, senza cercare di attenuarne né
limpeto né lintensità.
Trovo singolare che, in un libro di poesie a sfondo erotico, quelle che mi hanno
colpito di più per la loro scorrevolezza e per il loro immediatezza fanno riferimento non
allatto sessuale, ma bensì al desiderio, alla mancanza fisica della compagna, ai
rimpianti, allinquietudine che sorge nei rapporti prettamente sessuali.
Le sue divagazioni erotiche diventano quindi unanalisi del proprio conflitto,
nato da unatavica necessità di unirsi fisicamente che non conosce moralità o
regole. Il suo rapporto con il sesso è tormentato, assillato da immagini spietate e
metafore realistiche, ma deliberatamente non sempre gradevoli.
Le Viziose Avversioni è quindi un titolo più che appropriato per
questottimo libro di poesie, edito dalla casa editrice XENOS BOOKS con traduzione a
frontespizio.
Considera
quello che ti giustifica fuori posto
con tante menzogne e ti contatta
con una realtà che fingi di capire
ma solo pisoli la sera addosso un sedile;
che aspetto io, seduto qui,
alito sporco, occhi miopi che pungono loscuro,
nello stretto passaggio tra le panchine
corro verso la tua risata
che mi spalanca la porta.
(Le Viziose Avversioni, pag.98)