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IL FILOSOFO.
Pubblicato su:
L'Intermezzo N.2, 1984, Milano
L'Idea n.69, 1998, NY
Nel Racconto N.26, 2000, Clarens, Svizzera
Chi e quando gli avesse appioppato tale soprannome a Daniele non fu mai possibile
saperlo, ma qualsiasi persona esposta all'astrusità delle sue espressioni verbali avrebbe
certamente concordato con l'ironia di cui era carica la scelta dell'appellativo. "Il
filosofo" era molto orgoglioso della sua posizione privilegiata in seno
all'Organizzazione e della forzata deferenza che altri colleghi di minore peso, quei pochi
che lo avevano incontrato, gli dimostravano. In fondo, lui era un "libero
professionista" e poteva creare progetti indipendenti seguendo le direttive generali
che gli erano state fornite dall'Organizzazione e questo lo faceva sentire molto diverso
dai suoi compagni. Certo, diverso dagli altri poteva anche esserlo, ma il freddo lo
sentiva pure lui... Erano già venti minuti che stava "godendosi il paesaggio"
ed il freddo gli aveva penetrato le ossa. Peccato che avesse già preso l'impegno con la
Direzione per questo progetto: sarebbe stato un giorno ideale da passare in compagnia di
Roberta, nel tepore del suo letto... Se non fosse stato un uomo di parola... Il cielo
terso e l'aria fresca penetrante erano tipici di una giornata di primavera, ma gli alberi
spogli e i rari passanti intabarrati nei loro cappotti toglievano ogni speranza. Un poeta
o un pittore avrebbero potuto apprezzare quel paesaggio, apparentemente triste, ma in
realtà intriso di una beltà che trascendeva i valori classici. Non vi era angolo che non
avesse impregnato in sé tutti i colori, anche se ormai calati di vivacità, dell'autunno
passato. Le foglie rimaste tra i viali parevano tacite testimoni e contemporaneamente
scialbe pennellate finali al quadro che si presentava all'osservatore avvezzo a ricercare
un po' di natura tra le masse di cemento. Daniele si era proposto varie volte di visitare
quei giardini pubblici, solo ricordo positivo della sua adolescenza, ma gli impegni di
lavoro nelle altre città non glielo avevano permesso. Ora, per la prima volta in tanti
anni, si trovava lì, seduto su una panchina vandalizzata, a contatto con la natura che
egli tanto amava, e ironicamente era impossibilitato ad appezzare ciò che lo circondava.
Quel freddo lo infastidiva terribilmente e avrebbe voluto poter correre tra le aiuole come
faceva da ragazzino, quando si esiliava volontariamente dai problemi del mondo
rifugiandosi in quel fazzoletto di verde. Se solo avesse indossato la giacca pesante...
Altri cinque o sei minuti e Giovanni sarebbe arrivato, puntuale come sempre, e l'attesa
avrebbe avuto fine. Lavorare in un giorno così freddo era del resto una fortuna perché
gli avrebbe evitato inutili fastidi con testimoni casuali, quelli che non si fanno mai i
cavoli propri... Daniele non era mai riuscito a legare completamente con alcuna persona
del proprio sesso, tranne che con Giovanni, forse anche a causa delle sue idee un po'
particolari su ogni argomento che si volesse trattare. Difatti egli compativa e giudicava
silenziosamente il resto dell'umanità per quella maledetta tendenza ad apprezzare solo
ciò che e rigoglioso. "E' troppo facile amare la natura quand'essa è all'apice
della floridezza, ma è piu bello, puro, spontaneo, amarla quando diviene spoglia, privata
del superfluo che nasconde la sua piu intima bellezza..." e così pensando stipulava
mentalmente nuovi criteri sulla purezza e spontaneità che forse ben pochi avrebbero
compreso e tanto meno accettato. Lui pero i suoi pensieri e le sue teorie li teneva ben
nascosti ultimamente, perché aveva compreso che il mondo non era pronto ad accettarli.
Era ben questa, del resto, la ragione fondamentale per cui era entrato a far parte
dell'Organizzazione: il mondo doveva prepararsi a cambiare, i confini dovevano cadere e
con essi i governi. Per far ciò non era più sufficiente lamentarsi e protestare, ma
bisognava agire, liberare la società dai corruttori e da tutti quelli che si sarebbero
opposti finché il popolo avrebbe compreso gli alti ideali che spingevano uomini come
Daniele e il Signor Rossi e si sarebbe unito a loro. Rossi, il Direttore, era un uomo
tutto di un pezzo ed era un peccato che solo pochi, per motivi di sicurezza, conoscessero
la sua vera identità. Daniele era sicuro che i compagni avrebbero capito e lo avrebbero
rispettato ancora di più se avessero saputo chi fosse veramente l'individuo che si
nascondeva sotto lo pseudonimo di Rossi... un uomo di successo, di carriera, che rischiava
di distruggere tutto il lavoro di una vita per un innato, incontrollabile senso di
giustizia. Ma anche Giovanni era d'accordo con Rossi: non era ancora venuta l'ora di farsi
conoscere... Giovanni..., anche lui era un pilastro dell'Organizzazione. Proprio lui gli
aveva trovato una posizione, ma ora pareva che avesse perso l'entusiasmo, la fede, e si
era dimostrato sempre più restio ad accettare la validità delle loro azioni. Rossi aveva
detto che così non poteva andare avanti: Giovanni non meritava la posizione di prestigio
che la Direzione gli aveva assegnato ed era meglio che fosse licenziato senza indugi.
Mentre rimuginava su questi pensieri vide Giovanni avanzare dall'entrata del parco. Pochi
secondi e s'incontrarono. Si abbracciarono senza scambiarsi una parola, come era loro
d'uso. L'amico lo fissò in volto e, infastidito da quella sua espressione un po'
distante, sbottò: "Mi sembri strano, oggi. Che cavolo hai? Problemi di donne?"
Daniele restò muto ed estrasse la sua adorata Browning dal giubbotto, mentre Giovanni
sbiancò, indietreggiando istintivamente. I due colpi quasi non fecero rumore. L'amico
giaceva ora al suolo, le mani strette al petto, quasi in un ultimo, inutile gesto
d'implorazione, nel volto una smorfia di stupore. Daniele si chinò verso di lui, gli
sfilò di sotto il braccio un plico insanguinato e dalla cinta la sua inseparabile
Beretta. Dopo di ciò "il filosofo" si guardò in giro, si voltò freddamente e
si incamminò nella direzione dalla quale era venuto, pensando che ora, completato il
progetto, poteva bersi un buon latte caldo e chiamare Roberta per vedere se era libera...
Se solo non ci fosse stato quel vento freddo che gli causava dei brividi, sarebbe stata
una magnifica giornata. Pareva quasi primavera... |