GENTE
D’ITALIA Risponde: Mimmo Porpiglia, Direttore Editoriale L’IDEA: Quando e in quali
circostanze nacque la Vostra rivista? Porpiglia: Nell’ottobre del 1994, a cena, nel ristorante San Domenico di
New York, con il proprietario Tony May e con alcuni colleghi inviati (
Gianni Perrelli, Ennio Caretto, Franco Manzitti, Guido Barendosn, Filippo
Pepe, Federico Guiglia, Luciano Lombardi ) con i quali ho trascorso 35
anni di vita giornalistica in giro per il mondo. Si avvertiva e si avverte
tuttora l’esigenza di un periodico che affronti con maggiore incisività
i problemi degli italiani all’estero ( il voto, i consolati che non
funzionano o che funzionano male, le lunghe file agli sportelli per avere
documenti e passaporti, le aziende italiane che vogliono fare
“business” negli Stati Uniti e nel mondo, la realtà di piccoli e medi
imprenditori che, dopo anni di sacrifici fuori dall’Italia hanno
sfondato e vogliono farsi conoscere dai loro “simili” usando
soprattutto la lingua italiana, vituperata e relegata agli ultimi posti
nel sistema planetario. E soprattutto la salvaguardia della lingua
italiana all’estero, con gli istituti di cultura, la Dante Alighieri, le
scuole e l’insegnamento dell’italiano all’estero). Ma non solo. Ci
siamo sforzati, dopo quattro anni di prove e controprove, numeri zero e
riunioni, di fare un giornale senza retoriche della nostalgia, cercando di
seguire il filo comune di italianità che, sia pure in punti così lontani,
e con costumi così diversi, leghi i nostri flussi di emigrazione. E,
interpretando lo spirito della globalizzazione, stiamo tentando un
esperimento inedito: creare un network mondiale che sappia mettere in
contatto fra loro i vari nuclei. Che spieghi in altre parole
all’italiano di New York come vive e produce l’italiano di Buenos
Aires , che illustri all’emigrato di Toronto le possibilità di entrare
in affari con il compaesano di Los Angeles. Poi, nel settembre del 2000,
otto giornalisti professionisti fra i quali il sottoscritto, ci siamo
tassati con una quota di 100mila dollari ciascuno ed abbiamo cominciato
l’avventura con il primo numero uscito in contemporanea a Miami, New
York e Roma. Da allora siamo ogni mese nelle edicole di tutto il mondo. L’IDEA: . Qual è la
diffusione della rivista e dove viene distribuito? Porpiglia: Innanzitutto via Internet. Il nostro sito www.gented’italia.com è visitato ogni mese da oltre trentamila italiani. Per quanto riguarda la
diffusione cartacea, cioè il giornale, bisogna partire da una quota
consistente negli USA ed in Canada, poi in Centro e Sud America, in
Australia, in tutte le Ambasciate e consolati italiani del mondo. La
distribuzione viene effettuata dal New
York Times per quanto riguarda lo stato di New York ed il New Jersey,
poi a Boston, Chicago, Philadelphia, Los Angeles e San Francisco, il
Centro America (Panama, Santo Domingo, Costarica), il Venezuela, il
Brasile e l’Argentina, ( dove distribuiamo 30mila copie, 10mila di
queste alla Camuzzi che le distribuisce a tutti i propri abbonati ), il
Cile, in Italia alle camere di commercio, alla CONFINDUSTRIA, alla Camera
ed al Senato. Ed inoltre, ogni giorno, a bordo di tutti i voli
intercontinentali ALITALIA ( 30mila copie al mese ). L’IDEA:
Quali sono le complicazioni o difficoltà più notevoli che si
incontrano nel pubblicare e diffondere un giornale in lingua italiana
negli Usa? Porpiglia: Per pubblicare, nessuna, anche perché i costi della stampa sono
nettamente inferiori a quelli dell’Italia dal momento che la carta costa
molto di meno. Per la diffusione, invece, i problemi sono infiniti,
perché siamo costretti a dover trattare con personaggi incredibili. Che
possono anche risponderti, senza nemmeno vedere il prodotto “Non mi sta
bene…” A noi è successo proprio pochi mesi fa, con il proprietario di
una impresa di distribuzione di New York, purtroppo l’unica, la quale,
avendo il mercato nelle mani, fa il bello ed il cattivo tempo. Una vera
mafia…Ne sa qualcosa il Corriere
della Sera che non ha potuto distribuire come voleva dall’altra
parte degli USA, sul Pacifico tanto per intenderci, perché questo
signore, un italiano, (sic!) fissa il prezzo che vuole, altissimo, oltre
il 50% del prezzo di copertina, e poi si reputa una sorta di ducetto,
ignorando che distribuire giornali non è come distribuire caramelle o
gelati. Si tratta di giornali in italiano che fanno informazione… Eppure
risponde, senza nemmeno rendersi conto di cosa dovrebbe distribuire “Non
mi piace, non lo distribuiamo…” Speriamo che le cose cambino con il
nuovo governo e che si normalizzi anche il capitolo relativo
all’informazione che è un diritto per tutti gli italiani che vivono
all’estero. L’IDEA:
Avete in programma delle novità per il prossimo futuro? Porpiglia: Per il prossimo anno, contiamo di uscire ogni sette giorni. Ad un
prezzo di copertina più popolare ( un dollaro ) Cercheremo di fare un
settimanale con un occhio particolare all’economia, alle piccole imprese,
alle storie degli italiani del mondo. Perché è il business che muove il
mondo. Ed in Italia si sa poco, o quasi nulla sui nostri compatrioti
all’estero. Manca del tutto l’informazione di ritorno. Cosa fanno,
come vivono, cosa producono…
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