PERCORSO
STELLARE. Intervista
a Nicola Morea L’IDEA:
Maestro, ho avuto l’opportunità di esaminare ed ammirare il CD da lei
promosso. Vi sono incluse in questo programma molte delle sue opere,
un’estesa bibliografia e biografia, il tutto in una struttura
tecnicamente scorrevole ed esteticamente piacevole. Mi congratulo innanzi
tutto per la bella presentazione di questo CD. Mi sono incuriosito delle
varie fasi “creative” da lei attraversate. Potrebbe parlarne un po’
in merito, spiegando la ragione di queste evoluzioni o metamorfosi? MOREA:
Prima di
dare corso alla Sua intervista, forse è opportuno fare una breve cronistoria
delle mie vicende artistiche. Ho iniziato ad avvicinarmi all’Arte da
ragazzo, frequentavo all’epoca la Scuola Media Inferiore, ed è durata
circa tre anni. Successivamente, ho iniziato a giocare al calcio (altra
mia grande passione) a livello dilettantistico ed ho smesso nel 1972,
ultimo mio campionato di calcio nella compagine del Rutigliano. Nel 1973
ho ripreso con la pittura e da allora non ho più smesso. La
mia vena artistica sicuramente deriva da mia madre, che forse i molesi più
anziani fra i Suoi lettori ricorderanno, che era creatrice di moda e la
cui sartoria a Mola era fra le più apprezzate.
La mia origine è figurativa, dal 1973 al 1976 anno della mia prima mostra a
Gioia del Colle, ho curato essenzialmente lo studio dei grandi Maestri,
sia del Rinascimento sia della fine dell’ottocento italiano e francese
fino ai giorni nostri. Nel 1976/77 ebbi modo di conoscere Don Pedro,
grazie al quale riuscii ad avere una diversa concezione del fare arte. Da
allora il mio percorso artistico è stato una costante ricerca che,
attraverso la sintesi ed il colore, mi ha portato alla produzione attuale.
D’altronde, come Lei sa, il cammino di molti pittori è stato un
percorso d’evoluzione dal figurativo verso l’astratto o l’informale,
allorquando le fasi della ricerca pittorica fino a quel momento esperita,
risultavano superate.
L’IDEA:
La sezione “radici dell’arte” mi pare un omaggio all’arte
paleolitica. Che cosa ha stimolato queste particolari opere? Morea:
“Le radici dell’arte”, più che una mostra
omaggio all’arte primordiale, è stata una mostra tenuta al Castello
Angioino di Mola, quale dimostrazione della sensibilità dell’uomo nei
confronti della rappresentazione tout court degli avvenimenti che coinvolgevano quegli uomini e forse
ancora di più, nel non figurativo comune a molti popoli sparsi nei cinque
continenti, che davano la misura di quanto la loro opera fosse incentrata
sull’impatto con il colore. A questo aggiunga che poi mi son preso la
libertà di accostare ogni dipinto ad una fase della pittura più nota,
dagli impressionisti a Kandinski, da Cezanne a Picasso. Gli accostamenti,
infatti, si sono rivelati essere di grande stimolo per chi ha potuto
osservare i dipinti che, en passant,
hanno riscosso un grande favore da parte dei collezionisti.
L’IDEA:
La sezione “finestre” mi lascia un po’ perplesso, perché mi pare più
una serie di confronti grafici e di sperimentazioni con l’antinomia
cromatica che non una vera ricerca della propria essenza artistica, come
molte altre sue opere sembrano manifestare. Potrebbe spiegare la
particolarità di questi elementi? Morea:
Le “ finestre “ sono una evoluzione di un
periodo precedente, che il compianto critico Marcello Venturoli definì
coevo alla più nota “transavanguardia “ teorizzata da Achille Bonito
Oliva. Si trattava, per me, di dare corso ad una pittura elaborata
servendomi, nell’impianto del dipinto, dei tre colori primari quali
finestre all’interno di una delle quali, di volta in volta, si aprivano
spaccati di paesaggi, di figure, di nature morte. L’IDEA:
Quali sono i materiali da Lei usati e quali sono le ragioni di tale scelta? Morea: Per
quanto attiene ai materiali da me usati, posso dire di aver operato
sostanzialmente con la pittura ad olio, l’acrilico, inserendo
all’interno delle mie opere il collage, lo stucco ed altri materiali che
ritenevo idonei alla espressione artistica del momento. L’IDEA:
Lei si considera un artista grafico od un grafico che fa dell’arte? Morea:
La grafica è stata per me una esperienza quasi parallela alla pittura. I
miei primi passi con l’acquaforte risalgono alla fine degli anni ’70
sotto la guida della Prof.ssa Maria Bellomo, titolare della cattedra di
incisione alla Accademia che ha sede a Mola. Successivamente, ho avuto la
fortuna di incontrare Marisa Salomone, titolare di una stamperia d’arte
a Bari che mi ha consentito di esprimermi compiutamente come grafico,
sperimentando e realizzando in campo grafico (acquatinta, punta secca,
materiali diversi come la sabbia, merletti, polvere di vetro etc.) quelle
innovazioni e ricercatezze che riescono ad elevare la grafica al livello
più alto delle espressioni artistiche.
L’IDEA:
Ho notato che la campagna pugliese, e la vegetazione in particolare, sono
un soggetto da Lei particolarmente amato.
Potrebbe commentare a proposito? Morea:
Più che la campagna pugliese o le vegetazioni, ho nel cuore la Puglia ed
i suoi colori. Non c’è paese e zona della Puglia che non abbia visitato
nelle varie stagioni dell’anno. Ogni colore è sedimentato nella mia
memoria ed è così che al momento di dipingere, dai cassetti della
memoria fuoriescono i ricordi che emergono e danno vita ai miei paesaggi
arricchiti dalle mie sensazioni, dalle mie esperienze. A questo proposito
ho fatto mia una considerazione di Picasso: “ Dipingere è il mestiere
di un cieco. Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, cosa dice
a se stesso su ciò che ha visto “. L’IDEA:
Due opere da Lei dipinte mi hanno affascinato in particolare. Sono
“L’onda” e “Aquilone”, ambedue del 1991. Si staccano dal resto
della produzione, a mio avviso, per una caratteristica evanescenza che le
rende magiche e palesemente rivelanti. Non ho trovato nelle altre opere
una continuità a questa scelta sia di soggetto sia di trasparenza
pittorica. Potrebbe esplicare la nascita di queste due opere e la ragione
di questa loro apparente unicità?
Morea:
Le due opere alle quali Lei si riferisce – L’onda e Aquilone – fanno
parte del ciclo “ Le porte del tempo “. Questo ciclo seguì
immediatamente il ciclo delle “ Finestre “ e al
divertissement de “ Le radici dell’Arte “, tant’è che nella
maggior parte di quei lavori, come avrà notato, il nero del fondo è
sparito salvo che per un piccolo triangolo nero che faceva capolino
all’estremità dell’opera, ed era incentrato sostanzialmente sul
recupero di elementi della tradizione pugliese, quali i segni dei trulli.
Contestualmente, in questo recupero dell’intera superficie dipinta,
emergevano i capisaldi del nostro territorio, il cielo, il mare e
quant’altro. L’IDEA:
Ho letto che Lei ha studiato sotto la guida del pittore Don Pedro,
conosciuto ed ammirato dai nostri lettori Newyorchese e Lei ha indicato di
avere acquisito una diversa concezione dell’arte grazie a lui. Mi
potrebbe dire qualcosa di più, in merito alla relazione artistica da Lei
intrattenuta con tale artista? Morea:
Come ho accennato nella prima risposta, la mia esperienza con Don Pedro è
stata fondamentale sia dal punto di vista artistico che umano. La sua
visione della pittura, penso di essere tra i pochi fortunati che lo
abbiano visto dipingere, mi ha consentito di formarmi e di fare tesoro di
quest’esperienza, applicandola, successivamente, alla mia visione del
fare pittura.
L’IDEA:
Quali progetti ha in cantiere per il futuro? Morea: I
progetti immediati sono: una mostra sulle mie sensazioni ricevute da
questo viaggio che ho fatto negli USA, che è in gestazione (è opportuno
sapere che le mie mostre, di solito, nascono da un periodo più o meno
lungo di introspezione ed assimilazione); la realizzazione di una stanza
in un Albergo/Museo a Pesaro, dove provvederò ad allestire con opere del
mio ultimo ciclo “IPERPOP”, secondo un mio progetto (ne sono stati
presentati diverse centinaia) che ha superato il vaglio dell’ideatore,
il Conte Nani di Valfesina.
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