IL MAESTRO VINCENT LA SELVA E LA NEW YORK GRAND OPERA.

30 ANNI D’OPERA GRATUITA AL PUBBLICO.

Pubblicato su L'IDEA N.12, Vol.II, 2002, NY 

     Incontrare il maestro Vincent La Selva fu un’esperienza memorabile. Quello che trasparì dalla nostra impegnata conversazione fu che è un genio della musica, un appassionato intellettuale ed un rinomato direttore d’orchestra, ma anche un amichevole essere umano che si diletta a parlare di musica e del suo retaggio italiano.

     Fondatore della compagnia operistica New York Grand Opera, che ha presentato per trent’anni produzioni operistiche completamente gratis al pubblico newyorchese, con un numero totale di spettatori di circa tre milioni, Vincent La Selva ha ricevuto molti onori, tra i quali il prestigioso Handel Medallion, l’onorificenza più insigne offerta dalla città di New York nel campo dell’arte e della cultura.

     Il maestro La Selva ha diretto varie orchestre sinfoniche in concerti di gran successo. Tra queste la Julliard Symphony, la Brno State Philarmonic (Repubblica Ceca), la Bern Symphony (Svizzera), la Symphony of the Air (ex NBC Symphony), la New Jersey Symphony e la Greater Trenton Symphony Orchestra.

     Il suo ciclo d’opere verdiane, durato ben otto anni e comprendente ben 23 opere, presentate in ordine cronologico sul bellissimo sfondo di Central Park, fu un evento che catturò ripetutamente l’attenzione della stampa internazionale.

     La Selva fa parte della facoltà della rinomata Julliard School di Manhattan fin dal 1969, nella quale insegna corsi di “apprezzamento dell’opera”, “direzione sinfonica” e “direzione operistica”.

 

L’IDEA: Maestro, le è stato conferito il qualificato premio “Bridge Personality of the Year 2002” dagli editori di Bridge Apulia USA. Questo, a differenza di molti altri onori a lei conferiti, le è stato presentato da un editore italiano. È la prima volta che lei riceve riconoscimenti dall’Italia? Come si sente ad ottenere questo segno di stima dall’Italia?

Maestro La Selva: Ho pensato che fosse una cosa meravigliosa d’essere onorato sia dalla Puglia sia dalla rivista Bridge. Mi sono sentito così perché ho un forte legame con l’Italia, nonostante io sia nato qui. In referenza all’editoria, è certamente la prima volta che mi viene presentato un premio dall’Italia. Ho ricevuto però altri riconoscimenti dalla terra dei miei avi. Prima fra tutta la nomina a Cavaliere della Repubblica all’Ordine del Merito per il mio contributo al mondo artistico. Oltre a ciò, il sindaco di Parma, che è anche direttore del teatro dell’opera di quella città, nell’occasione della sua visita a New York ed in coincidenza con il mio ciclo verdiano, mi offrì una placca con le chiavi della sua città.

 

L’IDEA: Quanto è forte l’attaccamento alla terra dei suoi genitori? Cioè, cosa significa per lei essere italoamericano?

La Selva: Ambedue i miei genitori nacquero in Italia (il padre a Conversano e la madre a Bari), io sono cresciuto in un quartiere italiano, tra gli amici di mio padre, che erano tutti pugliesi, così ho sempre posseduto un determinante vincolo sentimentale con l’Italia. Sono cresciuto molto “italiano”. Americano, si, ma con un forte legame verso l’Italia e le sue tradizioni. Anche i miei nonni provenivano da Bari… molto energici…

 

L’IDEA: Lei ha diretto orchestre fin da quando era ragazzo. Può spiegare ai nostri lettori com’è iniziata la sua carriera artistica e com’è diventata l’essenza della sua vita?

La Selva: Successe quasi per caso. Frequentavo la seconda media, avevo dodici anni, ed il direttore orchestrale della scuola mi chiese di dirigere. Ero musicalmente avanzato e mi annoiavo a suonare al livello dell’orchestra e della banda scolastica, così avevo perso l’interesse in ambedue, ero sempre distratto… Sono sicuro che egli mi chiese di dirigere per tenermi occupato. Certo, non avevo mai pensato di dirigere… Chi può immaginarlo a quell’età? Ma ho iniziato così e non ho più smesso…

 

L’IDEA: Come si è evoluto, quest’interesse, al livello professionale d’oggi?

La Selva: Continuai a dirigere. Non fu solo quella volta… Ho continuato a dirigere per tutti gli anni liceali. Ero l’unico direttore che non ebbero mai necessità di sostituire, anzi, io sostituivo altri direttori quando erano ammalati… Poi, dopo il liceo, venne la Julliard School. Dopo un anno cambiai i miei interessi (studiavo tromba) e decisi di dedicarmi alla direzione orchestrale. Così mi laureai in quella materia…

 

L’IDEA: Secondo lei, qual è l’elemento distintivo più valido per un direttore orchestrale? Che cosa vuol dire veramente dirigere un orchestra? La gente vede le mani muoversi, mantenere un ritmo, ma poi…?

La Selva: Questa è un’osservazione che io stesso faccio molto spesso. La gente non sa cosa sia veramente un direttore d’orchestra. Pensano che uno muove le mani e tiene l’ordine nell’orchestra… È quasi un insulto… Ho chiesto persino ad alcuni direttori di farsi spiegare dai loro parenti cosa facessero, ma non ci sono riusciti. Anche le loro famiglie, a volte, non sanno… Non è tenere il tempo: questo non è dirigere. L’idea della direzione orchestrale è di fare musica. Il livello musicale dipende direttamente dal livello del direttore. Non puoi dire nulla a nessuno, dipende da quanto bene tu conosci un pezzo, dalla tua esperienza e dai tuoi istinti… Un orchestra, dei cantanti, rispettano il direttore a secondo della sua preparazione. È come in tutte le professioni. Se il direttore di un’azienda entra in un locale, ci vogliono solo tre minuti prima che i presenti sappiano con chi hanno a che fare. Se ha la posizione, ma gli manca l’esperienza, i dipendenti se ne accorgeranno quasi immediatamente ed agiranno di conseguenza… È lo stesso con un direttore d’orchestra: i musicisti comprendono immediatamente i limiti del proprio direttore. Devi sapere chi è realmente Verdi, cosa voglia dire la sua musica, cosa sentiva, qual era il suo impulso, la sua potenza creativa… Sono tutte cose che non trovi nello spartito… Non sono note nere su un foglio a righe, è il significato dietro a quelle note…C’era un’emozione dietro a quelle note e tu devi catturarla. Oltre a ciò devi capire lo stile dell’artista…

   Le più importanti doti per un direttore sono la comprensione della musica, quello che il compositore intendeva esprimere e l’abilità di insegnarlo agli altri. Un direttore d’orchestra è un maestro e deve sapere insegnare… Tu insegni musica a chi dirigi. Certo anche questo è relativo a chi ti sta di fronte. Se dirigi un’orchestra internazionale o un’orchestra universitaria, l’insegnamento è a differenti livelli. Puoi solo insegnare un soggetto fino al limite delle tue conoscenze, quindi, quando un direttore si presenta ad un gruppo orchestrale, se lui non conosce il pezzo a sufficienza, cosa può insegnare? Che cosa può dir loro? Il livello di competenza è più importante nella nostra posizione che per altri musicisti…

     Importante è certamente anche la comunicazione. Ci sono direttori che sono ottimi musicisti, ma non riescono a comunicare, non riescono a dimostrare agli altri musicisti come arrivare a capire un pezzo. Possono averlo chiaro nella loro testa, ma non possono farlo capire agli altri. L’istinto d’insegnamento deve essere forte e profondo. Una persona scrive note sulla carta e tutto sembra così bello, poi un musicista le suona e ne viene fuori una sciocchezza che non dice niente.  È come una persona che ha bella presenza, ma poi, quando parla, non dice nulla, e così si fatica ad ascoltarla…

     Dirigere, come asseriva Wagner, è comprendere l’intenzione del compositore e di trasferirla a tutti i presenti. Verdi disse la stessa cosa, ma con parole diverse. Si deve mirare a raggiungere l’intenzione del compositore. Come ci si arriva? La prima cosa che necessita è l’intuito, e questo è qualcosa che non puoi insegnare. Un direttore ha quindi attributi che non possono essere insegnati. Diciamo pure che dirigere un orchestra non è una cosa che si può insegnare… Uno deve conoscere il pezzo intimamente, ma non solo questo, devi sapere insegnare agli altri il suo vero significato…

 

L’IDEA: Qual è l’opera che le piace di più e perché?

La Selva: Questa è una domanda difficile. Il più delle volte è l’opera che uno sta dirigendo. Una sinfonia è grandiosa, la più bella che tu abbia sentito, poi ne prepari un’altra e… anche questa è grandiosa. Quando si ha a che fare con compositori di grosso calibro, ogni pezzo ti cattura… L’importanza del pezzo musicale, l’intuito dell’artista, la profondità del messaggio artistico; tutte queste cose costruiscono un interminabile rapporto con le composizioni. È come con Shakespeare; non arrivi mai a completarlo. Anche con Beethoven e Verdi non puoi arrivare alla fine. Puoi spendere una, cinque vite, e c’è sempre qualcosa da scoprire, perché inserivano nei loro spartiti particolarità il cui significato cerchi di catturare.

     Io considero Giuseppe Verdi il più grande genio della musica operistica. Aveva un’interiorità, una potenza ed un intuito straordinari. Per quanto io ami Puccini, e senza togliere niente alla validità dei suoi lavori, io credo che Verdi fosse il vero gigante. Puccini non avrebbe mai potuto scrivere Otello!

 

L’IDEA: Qual è l’opera che lei trova più difficile da dirigere e perché?

La Selva: Don Carlos è difficile. Non da dirigere, forse, perché non ebbi difficoltà a dirigerlo. Direi che è difficile catturarne l’essenza… Forse perché diressi la versione originale francese in cinque atti, che è una delle più difficili… Aida, per quanto sia un grande spettacolo, non ha grosse difficoltà nella direzione musicale... Più colossale è l’opera, lo spettacolo, più facile è da dirigere. Gli spettatori vedono masse di gente, pensano che l’opera sia difficile, ma in realtà è più facile, dato che mantengono lo stesso tempo per varie battute, mentre in opere più ridotte, ci sono innumerevoli cambiamenti. Pagliacci, per esempio, è un’opera molto difficile da dirigere. Molto più difficile di Boris Godunov e dell’Aida.

     Le commedie, poi, sono ancor più difficili, perché c’è più movimento, più recitazione, le storie sono più complesse… Nelle prime opere le trame erano meno complesse e i movimenti erano limitati, quasi bloccati…

 

L’IDEA: Qual è il suo compositore favorito e quali sono le caratteristiche della sua musica che lo rendono più interessante per lei?

La Selva: Se parliamo di musica in generale, penso che sia Beethoven. Poi, certamente, Verdi per l’opera e Wagner. Sono i tre più grandi. Io ho fatto molto Beethoven e sinfonicamente è in cima alla montagna. Beethoven era un vero gigante. Come compositore, quello che aveva da dire, la profondità delle opere che aveva composto… Come disse Verdi, quando nomini Beethoven devi inginocchiarti. Quella era la sua opinione, ed aveva ragione. Verdi, in musica, aveva sempre ragione. Io Beethoven lo sento di più, è più drammatico, ha più personalità, più temperamento, e poi tutte quelle cose che ha portato alla musica… Fu il primo compositore che inserì se stesso nella propria musica. La sua personalità è nella sua musica, fatto che io trovo incredibile. Non è solamente all’apice dell’intelletto musicale, ha cambiato tutto il corso della storia, introducendo il proprio temperamento nella musica.

     Molta gente pensa che Mozart sia stato il più grande (musicista). Non dico che non fosse un genio, che non c’era nulla che egli non potesse fare (musicalmente). Ma Mozart questo non l’ha fatto. È stato Beethoven il primo. Non ai suoi inizi, perché allora seguiva ancora il modello classico, cioè Mozart, Haydn, eccetera, ma dopo un po’ questa sua tendenza è affiorata. Del resto è anche quello che ha fatto Verdi. Mentre cresceva, i musicisti famosi erano Bellini, Donizetti, Rossini. Al momento però che il pubblico ebbe un assaggio della musica di Verdi, li eliminò quasi immediatamente, perché la gente non ‘sentiva’ le loro opere, quantunque fossero dei geni musicali. Non potevano avere le stesse sensazioni di quando ascoltavano Verdi. Quell’energia, quell’impulso verdiano avevano conquistato il pubblico ed era qualcosa che non aveva mai provato…

 

L’IDEA: Mi parli un po’ della nascita della sua compagnia operistica, la New York Grand Opera Company?

La Selva: Nel 1969 fondai una scuola operistica, la NY School for the Opera. Dopo due anni mi trovai ad avere sviluppato tutte queste nuove voci e mi sono detto: – – Dato che sono circondato da tutto questo talento, forse New York potrà usufruire di una nuova compagnia d’opera. – – e così nacque la NY Grand Opera nel 1973…

 

L’IDEA: Quali sono i piani futuri per la sua Compagnia?

La Selva: Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della fondazione della Compagnia.  Ho molte idee, molte proposte, ma ancora non so … A me piace la varietà, ho sempre fatto molti tipi di spettacolo, ho presentato opere nel Central Park delle quali la gente non aveva mai sentito parlare… vedremo.

     A proposito della possibilità di avere una sede fissa, l’assicuro che l’idea ci sarebbe stata, ma ci vogliono troppi milioni per trovare l’edificio giusto. Non si può fare, è quasi impossibile.  Per ora, la nostra sede estiva è nel parco, e quella invernale è presso il Carnegie Hall.


Per leggere delle poesie Per leggere altri saggi.