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divagazioni. N.14, VOL. II, 2003 “La Fine Di Un’Era”. Alla scomparsa di un “grande” della
società, molto spesso si forma un vero e proprio vuoto all’interno del nostro
cuore, una sensazione d’impotenza davanti all’inevitabile, una tristezza
profonda che è seconda solo alla perdita dei propri cari. La cosa è ancora più
notevole quando quest’amato “grande” appartiene alla nostra generazione o a
quelle precedenti. È questo solo un sistema d’autodifesa contro
l’ineluttabilità della morte oppure è un vero segno d’affetto per il defunto?
La cosa è forse più complessa di quello che appare e ci riporta alle radici, al
nostro bisogno di appartenere. Ritornate per un attimo ai giorni della
vostra gioventù. Che cosa potete ricordare? Molto, spero, e possibilmente
potrete ricordare anche episodi della vostra infanzia. Che cosa si staglia
sempre in primo piano? I vostri genitori, i vostri nonni, se siete stati
fortunati di conoscerli, i parenti, il paese d’origine, la via dove giocavate
con gli amici e anche qualche amico... Inconsciamente, ripensando ai vostri
anni verdi, ricostruendo mentalmente una struttura della vostra esperienza
giovanile, avete incluso i vari giochi, gli eventi del tempo, i film, gli
attori famosi per i quali andavate pazzo, i personaggi storici ai quali riuscite
a collegare questi eventi. Questo avviene perché noi siamo frutto non solo
delle nostre azioni, ma anche di quelle della società che ci circonda. È chiaro
quindi che quando uno di questi personaggi viene a mancare, un frammento della
nostra giovinezza se ne va con loro. Perché dovrebbe verificarsi questo trauma,
direte voi, se questi sono solo ricordi? Immaginate per un attimo la casa della
vostra infanzia. La cucina dove mamma preparava quei manicaretti, oppure la
stanza dove ci si riuniva la sera, a parlare degli eventi della giornata...
Come può essere viva quest’immagine nei vostri pensieri! La nostalgia pervade i
ricordi, ma diventa ancor più forte, quasi una malinconia inconsolabile, se
questa vostra dimora non c’è più, se è stata demolita per essere rimpiazzata da
qualche nuovo caseggiato. In questo caso vi hanno derubato della possibilità,
anche se remotissima, di riallacciare un eventuale rapporto con questo lontano
passato. Hanno distrutto la corporeità dei vostri pensieri, rendendo il ricordo
solo una tenera reminiscenza e non più un tangibile punto di riferimento. Vi
hanno parzialmente sradicato dalle vostre origini, eliminando la disponibilità
di questi ricordi ai vostri sensi. Non potrete più vedere, se non in
fotografia, la vostra casa, sentire i rumori della vostra infanzia, palpare i
muri, odorare i profumi della cucina. Il fatto che, probabilmente, queste
sensazioni non le avreste più potute provare in ogni caso non vi entra neanche
in mente. È l’ineluttabilità che vi disturba. È che, in un certo qual modo,
distruggendo la casa, hanno distrutto l’evenienza, seppur remota, di “rivivere”
queste sensazioni. Così è, del resto, quando muore un grande
dello spettacolo quale Alberto Sordi. Con lui sono morti tanti nostri ricordi
ed è finita un’era. Le immagini della società del dopoguerra e della
ricostruzione sono strettamente legate alle pellicole di quei tempi.
Scomparendo un pilastro della cinematografia nostrana, scompaiono i legami
visuali e concreti con queste produzioni e di conseguenza, come
nell’eventualità della casa, anche dei nostri ricordi legati a loro. È come se,
con lui, abbiamo “perso” un po’ di noi... Oltre ai “grandi” riconosciuti dalla
moltitudine, ci sono però dei “grandi” che solo noi, nell’ambito delle nostre
famiglie, sappiamo individuare. Sono i nostri anziani, che fungono da cordone
ombelicale con la vita passata, con la società della nostra patria d’origine,
con i più lontani rami della famiglia... Alla loro scomparsa non c’è solo il
dolore di perdere una persona amata, c’è la consapevolezza di aver perso per
sempre un punto di riferimento essenziale per la continuazione di questi
rapporti. Quanti di noi hanno più visto i lontani zii o cugini dal giorno della
scomparsa dei propri nonni? Quanti addirittura non vedono più i fratelli o i
nipoti dopo la scomparsa dei genitori? Gli anziani sono quindi le nostre
radici, il collegamento con il passato, il nostro passaporto per dei ricordi
concreti, seppure nostalgici. Con la loro scomparsa perdiamo molto di più di
quello che pare ovvio. Senza di loro finisce un’era. |