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Pubblicato su: L'Idea n.69, N.Y. 1996All'annuale dinner-dance del Circolo Culturale di Mola verrà presentato
il Premio Puglia 1996. L'ambito riconoscimento, che è alla sua seconda edizione,
viene assegnato ad un meritevole cittadino che abbia cooperato allo sviluppo
della regione Puglia, dei suoi abitanti o della comunità pugliese all'estero. Il premio consiste in una placca bronzea montata su legno, rappresentante
varie località pugliesi.L'opera è dello scultore Domenico Mazzone, nativo di
Rutigliano, quindi cogliamo l'occasione di presentare questa breve intervista. Lo studio di Mazzone fu una sorpresa: nel mezzo dei molti busti, statue e
dipinti, distribuiti in un ordine non immediatamente comprensibile, ma
certamente percepibile, si trovavano in bella mostra una macchina fax ed una
fotocopiatrice, tocchi di modernità che davano un certo senso dell'efficienza
dell'artista. Non potei che concorrere con il giornalista Gino Gullace che in un
articolo su Mazzone scrisse: "i suoi lavori sono un canto spontaneo del
cuore". Nelle sue opere corre un plasma carico di una energia spirituale
che non ha limiti e non concede nulla al caso o al triviale. La sua creatività
è forse solo frenata dalla sua estrema accuratezza, ma anche questo solo in
parte delle sue sculture, dato che in altre l'espressionismo predomina. Mazzone è uno scultore che riesce come ben pochi a stimolare sensazioni
che ci si immagina solo legate ad un certo tipo di pittura. Come la famosa
critica d'arte Gisella Zamboni asserì anni addietro: "il vero magico...
resta in quello che il suo lavoro esprime".
L’Idea:Quando è nato il primo stimolo della Sua creatività? MAZZONE: Certamente in Italia, verso il 1948, quando lavoravo in un
laboratorio di marmista. Mi trovai a lavorare con un artista che era molto
geloso della sua tecnica e smetteva di lavorare alla mia comparsa. Naturalmente,
come in tante altre situazioni avverse della mia vita, questo suo modo di agire
mi stimolò ancor più a cercare di approfondire la tecnica dello scolpire, che
per me a quello stadio era ancora artigianato... Ovviamente l'Arte è innata ed
attende solo l'occasione giusta per farsi viva... la scintilla... Un artista è
certamente universale, però molto spesso rimangono in lui delle caratteristiche
che riportano alle proprie radici, sia culturali che etniche o nazionali. L’Idea:
Lei si identifica di più con l'America o con il Suo passato pugliese? MAZZONE:Con l'America senz'altro, perché è un meraviglioso mosaico che
permette l'evoluzione, sia economica che sociale. La concorrenza tra gli artisti
in Italia è più forte e poi nel nostro meridione c'è la stasi... sorella
povertà che ti accompagna ovunque. L'IDEA: Allora che cosa Le è rimasto della Puglia? MAZZONE: Il grezzo.
Grezzo ero e grezzo rimango. Io ringrazio tutti quelli che mi rispettano come
artista e non voglio deluderli, ma io in realtà sono ancora grezzo, necessito
di evolvere ad una fase superiore... L'IDEA: ( Sorrisi all'idea che Mazzone si definisse grezzo, mentre un
grande umanista come Robert Muller disse della sua scultura che "innalza i
cuori e lo spirito; guardando le sue opere ognuno si sente fiero di essere umano...)
Non vorrei di certo contraddirLa, ma mi pare che qui, giudicando dalle opere
d'arte che mi circondano, di grezzo non ne rimane molto... Ad ogni modo, ho
notato che vi sono due correnti diverse che appaiono evidenti nelle Sue statue.
Una è quella classica ed è più prevalente, l'altra è quella espressionistica
ed è quella che mi ha colpito di più. Questa differenziazione è puramente
dettata da necessità di mercato o vi sono ragioni tecniche piùprofonde? Lei in
quale si identifica? MAZZONE: Non posso dire che la mia linea classica non sia anch'essa creazione
autentica, cioè che non sia totalmente Mazzone artista, ma vi sono in essa
molto spesso limitazioni scaturite dal rapporto con il futuro acquirente, la cui
scelta volge al classico... L'espressionismo è più spontaneo, più
estemporaneo, e dà più spazio alla creatività. Di sicuro, se avessi completa
indipendenza finanziaria, cioè se non dovessi dipendere dalla vendita delle mie
opere per vivere, farei solo ciò che voglio e che sento la necessità di
esprimere. Allora forse l'espressionismo predominerebbe. Trovo difficoltà a
descrivere, ad esprimere il sacrificio a cui l'artista è forzato quando
dell'arte deve viverci... L'IDEA: Quale è il Suo medium preferito, il marmo o la creta? MAZZONE: Il marmo, senza dubbi, perché dà più soddisfazione al taglio.
Sono dolente che io abbia cos<\l> pochi marmi da farLe vedere, ma sono
tutti venduti. Quelli che vede qui sono solo i pezzi a cui io ho un attaccamento
particolare e che mi rifiuto di porre in vendita... L'IDEA: Venendo nel Suo studio ho scoperto in Lei un aspetto che non
conoscevo, quello della pittura. Lei ha sensazioni diverse quando dipinge o è
solo una sfaccettatura della Sua creatività? MAZZONE: Io la pittura non la sento come la scultura. Non voglio arrivare a
dire che non mi piaccia, ma non mi ci impegno, nonostante che io ormai vendo i
miei dipinti a circa 7,500 dollari l'uno... L'IDEA: Lei è considerato uno dei grandi ritrattisti contemporanei
americani. Cosa ne pensa di questa specializzazione? MAZZONE: Il ritratto è il ponte degli asini! Quando manca l'anima, il ritratto è come un involucro vuoto di ogni significato, non ha scopo. Molto spesso il ritrattista copia, non ricrea il personaggio ed allora si perde... Obbiettivo del ritratto non è di copiare le fattezze, ma di catturare l'essenza dell'individuo, ciò che egli è e ciò che rappresenta, il suo carattere, la sua forza e le sue debolezze... L'altro giorno un mio cliente che aveva commissionato un ritratto di un famoso cantante operatico per il Lincoln Center venne a trovarmi nello studio. Al vedere il busto del cantante, da lui conosciuto in tempi lontani, egli ruppe in un profuso pianto, ripetendo "Parla!... Parla". Io sorrisi, declamando: "ma è creta, solo cretace" cercando in tutti i modi di non mancare di rispetto con il mio commento alla sensibilità dell'acquirente. Fui felice perché mi resi conto che la statua era diventata un'opera.
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