Le Porte del Paradiso.

Pubblicato su L'IDEA N.33, Vol. II, 2008, NY

 

Il Battistero di Firenze, dedicato a San Giovanni Battista, il patrono della città, è una magnifica chiesa a forma ottagonale che fronteggia il Duomo e che fa sfoggio di tre magnifici portali di bronzo. Il primo, che fu completato nel 1338 da Andrea Pisano ed è orientato a sud, offre episodi della vita del santo. La seconda coppia di porte, che denota sia l'evoluzione artistica sia quella tecnica della scultura bronzea avvenuta in quegli anni, è opera di Lorenzo Ghiberti, noto orafo e scultore, e fu installata nel 1424. Queste porte del Ghiberti, che sono ricoperte d'oro e richiesero ben ventun anni per la preparazione, occupavano il portale orientale del Battistero, quello che si affaccia al Duomo, ma furono spostate al lato nord per essere rimpiazzate da un'altra coppia di porte, opera anch'esse del maestro Ghiberti. L'alluvione del 6 novembre 1966 strappò sei pannelli bronzei da queste più recenti porte orientali, forzando un ripristino e restauro che, del resto, era già più che necessario, considerando i danni causati dall'inquinamento atmosferico. Nel corso dei secoli, difatti, ma specialmente dopo l'aumento astronomico del traffico stradale, all'interno di questi magnifici pannelli era in corso la corrosione del bronzo dovuta alla reazione galvanica fra questo metallo e l'oro che lo ricopriva.

I prodotti di corrosione avevano fatto rialzare la doratura, ed in alcuni casi creato piccoli forellini che stavano mettendo in pericolo l'integrità della superficie di questi pannelli, o formelle. I pannelli che erano stati staccati dall'alluvione, furono riportati alla magnificenza originale grazie ad un bagno in sali di Rochelle (potassio e sodio tartrato) che rimosse le incrostazioni. Queste formelle furono poi inserite in contenitori riempiti d’azoto, al fine di evitare il riformarsi delle ossidazioni, ed è in questi involucri che sono ora esposte al pubblico.

I quattro pannelli rimanenti dovevano essere altresì restaurati, ma il Ghiberti aveva fatto un tale lavoro di precisione nell'inserirli, che ci vollero cinque anni per gli esperti affinché si riuscisse a toglierli senza produrre grossi danni. Parte delle decorazioni e delle teste sono ancora incastonate nelle porte, essendo pressoché impossibile rimuoverle senza inconvenienti.

Negli anni che seguirono, il restauro di queste formelle fu effettuato grazie ad una tecnica sviluppata negli anni novanta, basata sull'uso dei raggi laser, che rimuove tutte le escoriazioni provocate dall’ingiuria del tempo e dell’inquinamento ed allo stesso tempo non disturba la doratura.  

Ecco quindi che tre di queste formelle, nella loro straordinarietà, sono arrivate al Metropolitan Museum di New York, dove sono state ospiti fino al 13 gennaio, per poi tornare definitivamente in Italia. I visitatori che hanno potuto ammirare questi pannelli bronzei sistemati all'interno di una stanza che aveva tutte le caratteristiche strutturali di un cortile del rinascimento italiano, hanno avuto anche il privilegio di ammirare una riproduzione fotografica in misura reale del portale, avendo quasi l'impressione di essere veramente di fronte al Battistero di Firenze.

Una mostra unica ed irripetibile, che ci ha sorpreso anche per l’importanza di questi pannelli bronzei. Le porte da cui provengono furono difatti appellate Porta del Paradiso da Michelangelo Buonarroti, e definite da Vasari come il migliore capolavoro che sia mai stato creato. Con un peso complessivo di circa 54.000 chili, queste due porte bronzee erano un lusso incredibile per quei tempi, dato che il bronzo era estremamente caro, e richiesero ventisette anni per il loro completamento. Interessante notare che per la realizzazione di queste porte, il Ghiberti di fatto creò uno studio apposito, quasi una vera scuola nella quale vari artisti collaborarono alla preparazione e realizzazione delle varie fasi di produzione delle formelle. Fu proprio a questa scuola che vari artisti, che sarebbero diventati famosi, ebbero il loro esordio. Commissionate da l'Arte di Calimala, una corporazione di mercanti dell'epoca chiamata anche Arte dei Mercatanti, queste due porte nacquero quindi come un'opera eccezionale sia per il loro costo sia per la finezza del lavoro artistico, e guadagnarono immediatamente il rispetto degli artisti italiani, che le usarono da allora come punto di riferimento per la perfezione scultorea. Le formelle hanno un'altra caratteristica che le distingue da quelle prodotte da altri artisti rinascimentali, ed è l'eccezionale uso della prospettiva che dona a queste creazioni un’incredibile tridimensionalità.

L'arrivo a New York di questa Porta del Paradiso, anche se in versione ridotta, è stato quindi un’eccellente ed impareggiabile opportunità, che speriamo i nostri lettori newyorchesi non abbiano perso, per ammirare uno dei più interessanti capolavori rinascimentali e contemporaneamente per fare un breve viaggio a Firenze. Chi l'avrebbe potuto mai immaginare?

 

Nel corso dell’esposizione è stato presentato al pubblico il volume THE GATES OF PARADISE: Lorenzo Ghibert’s Renaissance Masterpiece, edito da Gary M.Radke per la casa editrice Yale University Press. Questo libro non solo spiega dettagliatamente le varie fasi di produzione ed i dettagli del capolavoro di Ghiberti, ma narra anche del risultato dell’inquinamento e dell’alluvione, e del conseguente restauro. L’affascinante vicenda è corredata da 269 illustrazioni a colori: una vera chicca sia per gli esperti sia per i curiosi.



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