Beato Angelico al Metropolitan Museum.

Pubblicato su L'IDEA N.25, Vol. II, 2006, NY

     Con il supporto dell’Homeland Foundation, il Museo Metropolitan di New York City ha offerto al pubblico, dal 26 ottobre 2005 al 29 gennaio 2006, una meravigliosa esperienza visiva, presentando una mostra del pittore quattrocentesco Guido di Pietro, altresì conosciuto come il “Beato Angelico”. L’esibizione di un così numeroso gruppo d’opere di questo pittore, con un complemento d’opere d’artisti suoi contemporanei, che collaborarono al suo sviluppo artistico o addirittura lo assistettero nella pittura di alcuni di esse, è senza precedenti negli USA.

     I visitatori hanno difatti potuto ammirare per la prima volta ben 72 tra quadri, pale d’altare, predelle ed icone del pittore, e 43 d’altri artisti, tra i quali il suo discepolo Benozzo Bozzoli, Lorenzo Monaco, Zanobi Strozzi, Pesellino e Battista di Biagio Sanguigni. Tutte le opere esposte erano provenienti da vari musei europei ed americani e da collezioni private. L’assemblaggio di così tanti capolavori si è probabilmente rivelato un’operazione complessa e monumentale di ricerca, contatti e permessi, ma ha indiscutibilmente riscosso un successo impareggiabile sia come numero di visitatori sia come interessamento da parte della stampa, delle associazioni culturali e delle università, mettendo a fuoco la ricorrenza del 5500 anniversario della morte di quest’acclamato pittore.

     Passeggiando ossequioso tra i corridoi di questo straordinario museo mi è stata possibile fare una seppur breve analisi delle sue opere, che mi ha permesso di comprendere le ragioni per cui è considerato uno dei migliori pittori rinascimentali, oscurando impietosamente il merito artistico di suoi valenti contemporanei, quali Piero della Francesca e Fra Filippo Lippi. Solo Masaccio, assente in questa rassegna, nonostante la sua prematura scomparsa a soli 27 anni riuscì a scuotere di più l’ambiente artistico del tempo con i suoi contrasti cromatici e innovatore stile classicheggiante, intrinseco d’esasperate differenze di luminosità.

     Guido di Pietro nacque vicino a Firenze nell’anno 1395 (circa) e studiò con il maestro Lorenzo Monaco, superandolo in breve sia per il tratto grafico sia per la più ardita sperimentazione nell’uso del colore. La vocazione lo convince a diventare frate domenicano nel 1419, quando la sua reputazione d’artista con un inesauribile talento ha già preso piede. Guido prende il nome di Giovanni da Fiesole ed abbraccia il voto della povertà, iniziando una carriera religiosa che gli diede tante soddisfazioni quante la sua arte. Il nome Fra Angelico gli fu dato come soprannome dai suoi contemporanei per la bellezza “angelica” delle sue composizioni, in particolare delle tante produzioni di “Madonna con Bimbo” che lo resero famoso.

     La sua abilità di miniaturista lo portò a riprodurre volti in dimensioni ridottissime con un’accuratezza inimmaginabile. Visitando questa rassegna era possibile verificare l’evoluzione artistica del Beato Angelico dai suoi prodromi presso la scuola di Lorenzo Monaco fino alle opere degli ultimi anni, quando la notorietà e l’elevata richiesta di mercato lo forzarono a completare solo le mani ed il volto di vari ritratti religiosi, in particolari Madonne, mentre il resto del dipinto era pitturato dai suoi allievi.

     Quella di lasciare la preparazione di masse di colore, drappeggi o addirittura di dettagli paesaggistici agli studenti e di completare l’opera nelle sue parti essenziali non era di certo un’usanza atipica dei grandi capiscuola che, oberati di lavoro, ovviavano alla carenza di tempo con questa soluzione tecnica. Del resto la collaborazione da parte degli allievi era utile sia al maestro, data la celerità della produzione, sia agli studenti, ai quali era offerta l’opportunità di lavorare sotto la direzione del maestro e d’imparare i vari procedimenti nella creazione del dipinto.

Beato Angelico imparò anche lui il mestiere in tale maniera, producendo varie opere in collaborazione con il suo maestro Lorenzo Monaco, ed è proprio questo periodo della sua carriera artistica che ci permette di osservare il suo talento in una fase iniziale ancor grezza, anche se le sue opere si dimostrano parimenti raffinate. Paragonando questi dipinti ai lavori seguenti, influenzati dal geniale Masaccio, si può chiaramente notare una crescita nell’intensità cromatica e nei rilievi stilistici, il tutto amplificato da una prodezza inimitabile nell’uso del pennello come strumento di disegno.

     Altra caratteristica interessante del Beato Angelico è la sua perseveranza e fervore religioso, che lo distinguono dal carmelitano Fra Filippo Lippi e dal calmadolese Lorenzo Monaco, che abbandonarono i loro studi religiosi per dedicarsi interamente alla pittura. Fra Giovanni da Fiesole, invece, fu uno stimato amministratore nel suo ordine religioso, dando sempre liberamente il frutto delle sue vendite al proprio convento, e la sua pietà ed attaccamento alla propria vocazione gli prospettarono sempre buone posizioni in seno alla chiesa, tra le quali l’offerta di un arcivescovado, che lui umilmente rifiutò.

     Il suo notevole talento artistico, abbinato ad un invidiabile zelo religioso, gli permise d’essere esempio positivo e modello da seguire sia come artista sia come uomo, meritandogli l’appello di “Angelico” e susseguentemente, nel 1984, di “Beato” e patrono degli artisti.



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