
Pubblicato da
N.22, 2000
Un italiano a New York: I Com.It.Es e la Loro(Dis)funzione..
La legge
istitutiva dei Comites dichiara che i compiti di tale comitato sono molteplici:
promuovere, nell'ambito della circoscrizione idonee iniziative nelle materie
attinenti alla vita sociale e culturale, all'assistenza sociale e scolastica,
alla formazione professionale, alla ricreazione, allo sport e al tempo libero
della comunità residente nella circoscrizione; cooperare con l'autorità
consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini emigrati;
esprimere parere motivato ed obbligatorio sulle richieste di contributo che
sodalizi, associazioni e comitati, rivolgono al Ministero degli affari esteri,
per il finanziamento di tali attività.
Tutto questo
"ben di Dio" di attività dovrebbe emergere da un comitato formato da
volontari con una quasi totale assenza di fondi? Le attività che in realtà
fioriscono sono quelle che ci sarebbero state anche senza il Comites e che
hanno preso il patrocinio del Comites solo perché chi le realizza sono
individui che hanno legami diretti o indiretti con i consiglieri eletti .
Esistono in realtà ben poche funzioni che il Comites di NY e CT sia riuscito ad
espletare in esclusiva. Certo, ha funzionato, nel senso che è riuscito a
riunirsi e discutere i vari progetti, a formare commissioni e fare parate (del
resto anche questo con bassa partecipazione), ed anche ad organizzare
conferenze.
A voi, cari
lettori, sembra plausibile che si tengano trentasette consiglieri in
"ostaggio" in assemblea per varie ore ad ascoltare discorsi molto simili
a quelli che si sentono alle riunioni condominiali, per poi concludere che il
tutto va rimandato alla prossima riunione? Giudici, ingegneri, avvocati,
tecnici, insegnanti, tutti "smarriti" in una sala per cercare di
capire cosa si può fare, oltre che discutere con il cretino di turno che vuole
una "patacca", ma che allo stesso tempo si presenta solo ad una
assemblea su tre.
I Comites sono un
“qualcosa” di ibrido che lo stato ha inventato in passato per rimandare il vero
discorso, cioè quello del voto, il più a lungo possibile. Sono associazioni
formali di consiglieri che sono arrivati a farsi eleggere per ragioni
disparate, con obiettivi diversi e con svariate influenze politiche, e hanno
intrinsecamente una divergenza che influenza tutte le azioni di tali comitati.
Oltre a ciò, i
Consiglieri non vengono pagati e certamente questo non è stimolo né ad una
grande produttività né ad una strutturata revisione delle loro attività. Non
voglio asserire che un ipotizzabile pagamento dei consiglieri implichi necessariamente
una concretizzazione dei progetti in corso, ma certamente metterebbe i
componenti dei Comites in posizione di "impiegati", forzandoli a
dovere dar conto delle loro azioni.
Molto fumo,
quindi, e poco arrosto in questi moribondi Comites (c'è già nell'aria la
minaccia di un'eventuale scioglimento dei Comites al momento del completamento
della legge sul diritto di voto), perlomeno in quello di New York e
Connecticut.
Soldi, tempo e
danaro buttati al vento per ottenere qualche conferenza (come se non ce ne
fossero già tante), tante promesse e tanta animosità tra i componenti delle
varie liste.
Era questo che il
governo si prefiggeva? Non credo proprio.