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N.20, 1999
Un italiano a New York: Gli Italiani d'America.
Qualche giorno fa
in un rinomato quotidiano italiano apparvero dei pesanti ed offensivi giudizi a
proposito degli italiani d'America. Non voglio entrare in merito ai commenti
denigratori del famoso giornalista,
che sono certo frutto di ottusità culturale e di un mal fondato pregiudizio.
Quello che mi ha dato fastidio nel suo articolo, e che mi pare sia
completamente fuori luogo, è il collegare la presunta ignoranza degli italiani
in America con il loro diritto al voto.
Questo tipo di
valutazione della nostra comunità negli USA è tutt’altro che nuovo e riecheggia
tempi bui che avremmo voluto scordare o perlomeno ricordare solo come capitoli
da libro di storia. Il calpestare i diritti di un essere umano perché
considerato inferiore, culturalmente
o economicamente, è un errore che si pensava superato da molti anni.
Gli
italoamericani non sono preparati a votare? Anch'io ne sono sicuro e sono
altresì convinto che alcuni disertori
della vanga, come li definisce ottimamente la mia amica Fiorella Kelley,
appariranno in scena al momento delle elezioni e dopo molto abbaiare
riusciranno anche a carpire abbastanza voti per arrivare a Roma. Personalmente
io ho il terrore di vedere dei cretini patentati riuscire ad intrufolarsi nel
sistema legislativo italiano (del resto, bisogna anche dire che adesso non
tutti i nostri parlamentari sono riconosciuti per la loro intelligenza)..
Avendo una
qualche esperienza d’elezioni nella comunità italiana degli USA (io sono stato
eletto due anni fa al Comitato Italiani all’Estero di New York e Connecticut, e
ho fatto parte dell’assemblea che ha scelto i nostri rappresentanti al
Congresso Generale degli Italiani all’Estero), posso assicurarvi che c’è da
aspettarsene delle belle.
Perché allora la
mia reazione di dissenso con il nostro carissimo giornalista? Non è vero forse
che molti dei nostri futuri elettori che vivono all'estero sono impreparati?
Sarà forse anche
vero, ma questo non ha nulla a che fare con il diritto inalienabile al voto. Il
momento che il parlamento ha deciso che costituzionalmente il voto è legale,
tutte le altre considerazioni sono irrilevanti. Dobbiamo pensare che altrimenti
si dovrebbe togliere il diritto agli italiani che vivono in patria qualora essi
non siano preparati? Ahimè, che disastro sarebbe. Inoltre, come determineremmo
questa preparazione? Dovremmo forse dare un esame statale a tutti i cittadini
per determinare il loro livello di preparazione politica?
Io rammento i
periodi elettorali in Italia di qualche anno fa: Tizio consigliava al vicino di
casa di votare tale partito e tale candidato (perché è una brava persona) e
Caio naturalmente votava come gli aveva chiesto l'amico, che ne sapeva più di
lui (o almeno così egli credeva); la moglie che chiedeva al marito come e per
chi votare, senza porsi neanche il più distante dubbio che forse anche il
marito ne sapeva pochino sull'argomento; il cittadino fedele al proprio partito
che votava un candidato solo perché portava i colori giusti, pur sapendo che
era un ladro od un incapace; la massa d’elettori che seguivano ciecamente le
indicazioni date loro in sedi non propriamente politiche, quali le chiese.
Quei tempi non ci
sono più? In Italia ci siamo tutti raffinati? Forse. Non rammento però che ai
nostri genitori sia mai stato tolto il diritto di voto solo perché a qualcuno
sia venuto il dubbio che loro non fossero abbastanza politicamente smaliziati.
Non vi è, e non vi può essere, alcun legame fra la preparazione dell'individuo,
il suo livello educativo, culturale, sociale od economico ed il diritto al
voto. Si spera sempre che il cittadino agisca in maniera responsabile, ma non
si può andare oltre e prevaricarne i suoi diritti solo perché si sospetti che
egli possa essere influenzato in maniera negativa da qualche arrivista (e
quanti ce ne sono anche in Italia!) o che non capisca bene per chi stia
votando. Il rischio è sempre esistito e sempre esisterà. Fa parte del processo
elettorale e non merita alcun’altra valutazione in rapporto al diritto di voto
in sé.
E poi, diciamoci
la verità: i tempi delle valigie di cartone (come già dissi in un precedente
articolo) sono finiti e lo spettacolo di Beppe Grillo " Te la do io
l'America", per quanto possa aver fatto ridere a crepapelle gli italiani,
è stato solo uno scherzoso commentario sull’apparente ingenuità degli
italoamericani e nulla più, cioè è stato solo
uno spettacolo e non riflette la realtà della nostra popolazione abitante
negli USA..
Tiziano
Thomas Dossena